L’epigrafe si trova sotto la soglia del negozio di generi alimentari del popolare Pippo dove sono in corso i lavori per la sistemazione della strada. L'epigrafe è lunga 193 centimetri e vi è scritto: 'Un giorno venne che tutti gli altri avanza'
Ascoli, 13 giugno 2008 - L’ho cercata per oltre trent’anni e finalmente l’ho ritrovata. E la gioia è stata tanta. Immensa. Come quella provata da un padre che aveva perso un figlio: una volta ritrovato, ha ordinato ai servi di rivestirlo con l’abito più bello e di uccidere il vitello più grasso e di fare festa “perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
E’ la parabola del figliol prodigo. Io non ho ritrovato un figlio perduto, ma un’iscrizione rinascimentale. Una bella epigrafe, una delle oltre duecento che ornavano, e ancora oggi ornano, gli architravi delle porte e delle finestre delle case ascolane del ’500 con invocazioni religiose, citazioni dai classici e con proverbi in volgare, che fanno della nostra Ascoli “una città dell’umanesimo unica al mondo”.
L’epigrafe si trova sotto la soglia del negozio di generi alimentari del popolare Pippo, in via d’Ancaria 52, dove sono in corso i lavori per la sistemazione della strada. La lastra in travertino è interrata, ma integra: ho scavato con le mie mani per sincerarmene e per fotografarla. E’ lunga cm 193: le lettere sono splendide, in elegante scrittura capitale, e misurano 7 cm.
Al centro sono evidenti i segni della scalpellatura con i quali, con tutta probabilità, è stato distrutto - prima di interrarla - lo stemma, che divideva in due il piano della scrittura. Vi è scritto: Un giorno venne che tutti gli altri avanza-MDXXXXIII. L’epigrafe è su tre righe e tra le lettere si notano i caratteristici triangolini di interpunzione; in altri si segnala il nesso tra le lettere T e R.
Il verbo avanzare è attestato dal XIV secolo e significa tra l’altro essere superiore, è migliore, essere più veloce: in questo ultimo significato è attestato da Dante nel Paradiso, canto XIII “Si muove il ciel che tutti gli altri avanza”, a proposito del Primo Mobile che è il più veloce dei cieli.
L’iscrizione viene riportata dagli studiosi locali: fra tutti, il grande archeologo Giulio Gabrielli e il più insigne dei nostri storici, don Giuseppe Fabiani. Il primo la ricorda in due dei suoi preziosi Taccuini manoscritti, ora nella Biblioteca Comunale, i numeri 44 (del 1878) e 48 (del 1882) con l’indicazione: “Soglia di porta capovolta e mezzo interrata in casa Raggi via Ancaria 9”. Nel Taccuino 44 annota a margine “2 pezzi”: la lapide è invece integra e dritta. Più corretta la lettura di quattro anni dopo.
Il Fabiani la riporta nel capitolo terzo del primo volume “Ascoli nel Cinquecento”. Secondo il Giovannetti, autore di un articolo intitolato “Il travertino parlante” pubblicato nel 1937 dal Giornale d’Italia, questa iscrizione, come tante altre che ancora oggi leggiamo sulle case ascolane, esprime lo sforzo pagano e cristiano di tutta una vita verso l’immortalità della gloria ed è “l’insegna degnissima d’un grande individuo come di un grande popolo”.
A mio giudizio c’è un senso più morale in questa epigrafe: l’anonimo proprietario di un tempo voleva, e vuole, invitare i suoi concittadini a non disperare, a non abbattersi di fronte alle avversità che la vita offre, a sperare che prima o poi arriverà per tutti un giorno che supera tutti gli altri e che ricorderemo per sempre come il giorno più bello. Un invito a vivere. Io ci ritrovo Cesare Pavese che nel “Mestiere di vivere” scrive: “L’unica gioia al mondo è cominciare. E’ bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”.
Serafino Castelli
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