Giancarlo Tirotti non si limitò a gestire un locale: creò l’archetipo della discoteca aperta fino alle 6 e fece arrivare da New York i primi dj che 'mixavano' i dischi più in voga. Viaggio nei mitici anni sessanta e settanta
Gabicce Mare (Pesaro), 20 agosto 2008 - La Baia degli angeli aprì la sua immacolata scalinata la sera del 29 giugno 1975 e la notte non fu più la stessa. Forse neanche Giancarlo Tirotti (oggi 61 anni), a cui venne questa travolgente idea, ebbe la piena consapevolezza che quell’estate ormai lontana avrebbe cambiato per sempre il divertimento della Riviera e del resto del Paese.
Dalla collina di Gabicce partì una rivoluzione nel costume degli italiani che ha forgiato l’attuale modello del tempo libero. Nei locali, e non erano pochi, che puntellavano la costa: dall’Eden Rock al Vallechiara, dal Paradiso alla Stalla, dall’Altro Mondo al Florida, si esibiva quel che restava degli anni Sessanta (non ancora rianimati e canonizzati da Minà e Fazio).
C’erano ancora i Giganti, Fred Bongusto, Gino Paoli, Engel Gualdi e tante orchestrine che proponevano cover in un inglese improbabile fino a mezzanotte. La figura del disk-jockey era ancora molto approssimativa: metteva il vinile sul piatto, aspettava che il brano sfumasse e annunciava al microfono il pezzo successivo.
Potete immaginare cosa accadde quando alla ‘Baia’ arrivarono Tom Sison e Bob Day. Tirotti conobbe Tom a New York e gli spiegò che aveva in mente di aprire un locale. Quando gli chiese di varcare l’Oceano in cambio di ospitalità, e qualche viaggio pagato con l’America, a Sison non sembrò vero.
Tom, a cui si aggiunse Bob, non solo arrivò con un bagaglio enorme di musica pressochè sconosciuta (O’Jays, Harold Melvin e tutto il philly sound) ma insieme insegnarono a tutti la tecnica del mixaggio ora così familiare. Altra rivoluzione l’abolizione dei ‘lenti’, addio quindi al ballo della mattonella che offrì la migliore occasione di socializzazione a una generazione che aveva voglia di uscire dal provincialismo in cui era cresciuta.
Tirotti non aprì semplicemente un nuovo locale, creò l’archetipo della discoteca relegando dancing e night nell’archeologia del divertimento. Orari dilatati: il locale chiudeva alle 6. Spazi enormi, la Baia aveva tre piste, due piscine e un ristorante; ambienti inediti: terrazze panoramiche, pareti bianche, la consolle dei dj sistemata su un ascensore e luci puntentissime. Dal San Bartolo si levarono verso il cielo i primi laser. A Gabicce arrivava gente da tutta Italia, perfino con i pullman. Nel locale si poteva incontrare una giovanissima Eva Robbins, Sterling Saint Jaques che faceva l’animatore, qualche attrice e una marea di persone che dire stravagante è poco. La Baia divenne anche fashion e mise in commercio quei pantaloni larghi con i tasconi laterali allora introvabili.
La stagione di Tom, Bob e Giancarlo durò poco tempo: nel 1977 i due dj tornarono in America. Di Tom si seppe che morì nel 1980, Bob tornò in Italia ma per pochissimo tempo e di lui non si sa più niente. Tirotti da parte sua è stato tra i fondatori del Riviera Golf Club di San Giovanni e ora gestisce il Riviera Mare, un ristorante sulla spiaggia di Misano che evoca i bianchi e raffinati spazi della Baia. Dopo Bob e Tom vennero tre dj italiani: Mozart, Rubens e Baldelli, forse i primi a trasformare la loro attività in una vera e propria professione. La ‘Baia’ chiuse nel 1978 probabilmente vittima del nuovo mondo che aveva evocato. Quegli anni anni furono anche quelli che coincisero con la diffusione della droghe e degli eccessi. Ma di questa storia la Baia scrisse il capitolo più divertente.
Paolo Angeletti
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