La straordinaria avventura di Jonathon Bradshaw, esploratore irlandese di origini sambenedettesi che è arrivato fino ai ghiacci dell'Antartide: ''Ho portato con me le specialità ascolane per gustarle tra le nevi''
San Bendetto, 21 agosto 2008 - Avete mai immaginato che le celebri 'olive fritte all’ascolana' potessero arrivare al Polo Sud? La risposta ce la può dare chi è riuscito nell’impresa, ovvero tale Jonathon Bradshaw, di professione esploratore, o, meglio, avventuriero, come preferisce definirsi lui, irlandese ma di chiare origini italiane, anzi, sambenedettesi per la precisione.
Jonathon ci ha rilasciato questa esclusiva intervista grazie alla preziosa mediazione del professor Rocco Fazzini, suo grande amico. Un’impresa diversa da chi ha esportato la celebrità culinaria marchigiana a New York o in Australia. Ma andiamo con ordine. La madre di Jonathon, tale Maria Gordon, è figlia di Edwige D’Angelo, nativa proprio di San Benedetto, e la cugina, Gioia Gordon, è madre di Stefano Mascaretti del 'Rustichello', famoso ristorante della città rivierasca. Ecco trovato, dunque, l’anello di congiunzione per rendere possibile tale impresa.
Mister Bradshaw, lei non è nuovo a certe avventure, ma questa volta è tutto davvero affascinante e curioso. Ci racconti quest’ultima missione. ''E’ stata una bella soddisfazione andare in un luogo dal quale nessun irlandese era tornato vivo prima d’ora. Poi riuscire, insieme ai miei compagni, a mettere ‘le mani sul mondo’ (nella foto grande, Jonathon è il primo da destra ) è stata una grande emozione. Diciamo che non è stata una delle più semplici, anche perché siamo arrivati diverse volte a rischiare la vita. Fisicamente è stato un massacro, ma anche psicologicamente...''.
Entri nel dettaglio. ''Abbiamo dovuto percorrere 1.150 chilometri in 58 giorni, con una temperatura che in inverno raggiunge i -100 C°e con venti da 80 km/h. Sa che abbiamo corso il rischio di morire congelati solo restando con la bocca aperta più del dovuto? Un mio compagno, per questo motivo, ha perso tutti i denti. Non le dico, poi, di quando dovevamo fare i nostri bisogni. Avevamo i secondi contati!''.
Paradossalmente, però, in una situazione così radicale, non c’è pericolo di ammalarsi, vero? ''Sì, è così. In assenza di umidità e in un clima del tutto sterile non è possibile. Le uniche malattie erano legate all’altitudine. Ecco perché abbiamo dobuto portare con noi cibi disidratati, come le olive e le lombate cucinate per noi dal 'Rustichello', che, per l’occasione, sono state trattate da un laboratorio specifico irlandese. Tutto ciò non ha tolto però il sapore a questi ottimi prodotti. Per quanto riguarda gli indumenti, invece, tutto è stato molto più semplice: si sono resi necessari solo un paio di biancherie, dato che bastava poco per sterilizzarle e reindossarle come lavata''.
Come avete fatto a superare le difficoltà psicologiche? ''I momenti più brutti sono stati in marcia. Per questo alla vigilia ci siamo preparati con lo studiare un sistema che ci evitasse di pensare a qualsiasi distrazione o attimo di depressione: ogni ora veniva scandita da dei pensieri a tema. Così la prima era dedicata al dolore, la seconda all’allegria, la terza alla propria famiglia, la quarta era per gli amici, poi il futuro, la casa e il cibo. Ed è qui che ho pensato alle olive fritte''.
Come avete fatto a proteggervi dal freddo? ''Grazie a delle tute speciali e a tre paia di guanti molto particolari per le mani. Ma il tutto non è bastato per evitare ferite ai piedi e di riportare a casa muscoli gelati''.
Prossimo appuntamento? ''Tenterò di fare a nuoto Irlanda-new York, per denunciare l’obesità dilagante nel Regno Unito. Per allenarmi ho scelto proprio la vostra zona, anche per tornare un pò alle origini: farò, sempre a nuoto, San Benedetto-Croazia''. Intanto, grazie a lui, un pò delle nostre origini sono finite fino al Polo Sud.
Emidio Premici
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