Dopo gli aumenti in campo alimentare, si pensa a un sistema che, dal contadino al cuoco, si basa sul commercio di prodotti su scala locale, provinciale-regionale, evitando il trasporto su lunghe distanze
Ascoli, 24 settembre 2008 - Un mercato senza ‘mercanti’ vuol dire incontro diretto tra produttore e consumatore e piena garanzia di risparmio sul prezzo di vendita dei prodotti. L’ambizioso, e quanto mai necessario, progetto di una filiera più corta, dal contadino al cuoco, si basa sul commercio di prodotti principalmente su scala locale, provinciale-regionale, per evitare che il trasporto su lunghe distanze gravi sulle tasche degli acquirenti spesso più affamati dell’ economicità piuttosto che della qualità degli alimenti.
Ma di convenienza si può parlare solo con i numeri alla mano. Il prezzo medio di un chilo di pane nelle Marche, secondo l’Osservatorio Prezzi, è di 2,87 rispetto ai 2,70 di sei mesi fa. La pagnotta ascolana, che si può ancora trovare a 2 euro al chilo, si difende sul mercato concorrenziale, ma dal campo di grano alla tavola il rincaro resta evidente: il prezzo del grano tenero all’origine è pari allo 0,18 euro al chilo.
La pasta, nell’ultimo semestre, ha registrato un aumento di 0,47 euro al chilo: venduta a inizio 2008 a 1,24 , attualmente si paga 1,71 per avene la stessa quantità. Anche il grano duro ha una ‘quotazione’ molto inferiore se preso all’origine: parliamo di 0,28 euro al chilo. Bisogna considerare che il prezzo all’origine di grano e latte, seguono un andamento che rispetta il contenuto di accordi regionali. Diversamente, per il prodotto ortofrutticolo, il rincaro rappresenta esclusivamente l’iter che segue il bene nella realtà picena. L’insalata, da sempre pasto leggero, inizia ad avere un certo ‘peso’: venduta a 1,80 euro al chilo, ma con un prezzo di produzione pari a 0,35, registra un rincaro di 1,45 prima di diventare un contorno.
Sorte simile per zucchine e melanzane: un rincaro di 1,35 per le prime che, con un prezzo per i produttori all’origine di 0.45, vengono proposte dagli ultimi venditori a 1.80 euro al chilo: per le seconde, l’aumento di prezzo corrisponde a 1,20 , con un prezzo all’origine di 0,40 e uno finale di 1,80. Esempi di prezzi ‘pieni’ anche per la frutta: le pesche hanno un costo di produzione di 0,45 euro al chilo, ma se le vuoi devi pagarle 2,00 euro al chilo.
Sicuramente più sfortunati gli ascolani amanti del prosciutto crudo: che sia dolce o semi-dolce, il prezzo al consumo è certamente ‘salato’: 24.61 euro al chilo, un prezzo che ‘gonfia’ di 23,01 euro quello iniziale di 1,60. Anche sulla fettina di vitello incide palesemente una filiera che fa il prezzo: sui banconi a 14,76 euro al chilo, si produce all’origine con una spesa di 3,10 euro: 11.66 è il rincaro. Più basso, ma ingiustificabile, il rapporto di crescita tra i prezzi della braciola di maiale e il petto di pollo dall’origine al consumo: più 5,70 euro al chilo per la prima; più 7.70 per il ‘secondo’.
Federica Andolfi
E' iniziata mercoledì la grande avventura di Alessandro Cameli, Boy selezionato dal Lido degli Aranci di Grottammare, per il debutto nel programma di Rai Uno condotto da Raffaella Carrà. Il giovane, fa parte del cast fisso della trasmissione, ha 20 anni, abita con la famiglia a Centobuchi di Monteprandone