L'associazione si appella alla Regione Marche, alle fondazioni bancarie e ai Confidi. Nel 2008 sono state 511 le imprese artigiane che hanno chiesto la cassa integrazione, per 3.156 dipendenti. Numeri destinati a crescere
Pesaro, 13 ottobre 2008 - Un fondo regionale pubblico – privato di garanzia e controgaranzia per sostenere l’accesso al credito delle microimprese artigiane colpite dalla crisi dell’economia reale che si sta verificando a seguito di quella finanziaria. E’ la proposta che la presidenza della Cna delle Marche fa alla Regione.
''Noi per primi - dichiara il presidente regionale Cna Giuliano Drudi - siamo pronti a fare la nostra parte, partecipando al fondo con una quota importante. Ed anche facendo consulenza alle imprese e supportandole sul territorio. Inoltre chiediamo che venga rifinanziato e potenziato il fondo nazionale''.
Al finanziamento del fondo regionale, secondo la Cna, dovrebbero contribuire la Regione, le fondazioni bancarie, i Confidi marchigiani più patrimonializzati. “A questo nucleo centrale - precisa Drudi - potranno aggiungersi, con quote proprie, enti pubblici e società private che vogliono fare squadra per sostenere la competitività delle piccole imprese marchigiane, particolarmente colpite dalla crisi attuale, perché sottocapitalizzate e prive di fonti proprie di autofinanziamento”.
Un’altra richiesta che la Cna avanza alla Regione, è quella di emanare al più presto il bando per la gestione dei fondi pubblici Artigiancassa (legge 949). Solo nel 2007, grazie all’erogazione di 2,3 milioni di euro, sono stati realizzati dagli artigiani marchigiani, investimenti per 67,1 milioni, con la creazione di 449 posti di lavoro.
Provvedimenti urgenti che aiuterebbero le piccole imprese, che nelle Marche sono il 95 per cento, a far fronte alla crisi finanziaria.
Alla fine di agosto i dati delle Marche indicavano una crescita della cassa integrazione ordinaria, in un anno, dell’85,9 per cento, con 49 aziende in difficoltà. A queste vanno aggiunte le imprese artigiane dell’indotto e della subfornitura per le quali l’unica forma di cassa integrazione è quella volontaria dell’Ebam: si tratta di 511 aziende per 3.156 dipendenti solo nei nove mesi del 2008, di cui quasi la metà dal calzaturiero del fermano.
Numeri in crescita rispetto al 2007, ma tutto fa temere, nel breve periodo, un’ulteriore impennata a causa della stretta creditizia ed anche del mancato rispetto dei pagamenti dei privati verso le piccole imprese. Una mancanza di liquidità che potrebbe portare alla chiusura di molte piccole e piccolissime imprese marchigiane, con effetti pesantissimi sull’occupazione e sul tessuto sociale.
“E’ proprio in momenti come questi” sostiene il segretario regionale Cna Silvano Gattari ''che gli istituti di credito marchigiani debbono dimostrare, con i fatti, di essere banche del territorio, evitando di tagliare linee di credito all’artigianato e alla piccola impresa. Un impegno che Spacca deve pretendere nell’incontro di giovedì prossimo con i presidenti degli istituti di credito locali”.
Si tratta di corsi specialistici serali in grado di trasmettere quelle competenze tecniche e stilistiche tanto richieste dal mercato, garantendo ai corsisti una preparazione certificata e spendibile nel mondo del lavoro calzaturiero