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SCUOLA LUCIANI DI ASCOLI

Quando i nostri avi
lasciavano la città

In occasione della ‘Giornata delle Marche’, abbiamo riportato alla luce la storia delle migrazioni marchigiane, fenomeno demografico caratterizzato dallo spostamento di grandi masse di popolazione da un stato all’altro
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Alunni luciani Ascoli Piceno, 26 febbraio 2008 - Immersi nella memoria dei nostri avi noi alunni, in occasione della ‘Giornata delle Marche’ svoltasi il 10 dicembre 2007, abbiamo riportato alla luce la storia delle migrazioni marchigiane, fenomeno demografico caratterizzato dallo spostamento di grandi masse di popolazione da un stato all’altro o da movimenti interni ad una stessa nazione. L’instabilità politica, gli squilibri economici e sociali, l’influenza ideologico-generazionale e l’incremento demografico causarono diverse partenze dalla nostra nazione.

 

Il fenomeno comparve dopo l’unità politica del paese, aumentò dal 1870 e assunse dimensioni di massa dal 1880, tanto che furono emanate delle leggi per tutelare le condizioni di transito degli emigranti di tutta la nazione, prima tra tutti, nel 1888, la legge voluta da Crispi, che riconobbe la libertà di emigrare. Nelle Marche alcuni eventi minarono l’economia locale: furono chiuse le miniere di Perticara (nel Pesarese) e Ca’ Bernardi (vicino l’Umbria) ed entrarono in crisi altri settori come l’impresa manufatturiera. L’emigrazione all’estero sostituì l’esodo stagionale verso le regioni confinanti soprattutto quando la crisi agraria nazionale divenne preoccupante: la produzione granaria si abbassò, il prezzo del pane aumentò, le giornate lavorative diminuirono, i salari persero valore ed aumentarono le tasse. Il flusso migratorio in partenza dalle Marche si distinse per alcune caratteristiche proprie: ritardo, intensità, predilezione per l’Argentina, anche se non mancò l’emigrazione interna.

 

Nel primo quindicennio del ‘900 le cifre dell’emigrazione marchigiana divennero rilevanti. Ogni provincia ebbe una particolare destinazione: Ascoli mirò al Canada, Macerata all’Argentina, mentre le altre province si spinsero in Australia e nell’Italia settentrionale. L’emigrazione marchigiana è stata per gran parte di richiamo, in quanto l’elemento promotore era rappresentato dal vincolo di parentela con i primi immigrati: una fitta corrispondenza tra familiari e compaesani spinse anche i più riluttanti ad intraprendere il viaggio. Partita con basso flusso, l'emigrazione si impennò velocemente e tra il 1895 e il 1915 le Marche furono la regione del centro Italia con più cittadini all'estero. Nonostante tutto i marchigiani non hanno mai scordato la loro amata terra che hanno lasciato per una nuova vita, non hanno scordato le loro amate Marche.

Classe 2A










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