Ascoli, 10 ottobre 2017 Andrea Mengoni, innanzitutto come sta?

«Sto bene, per fortuna tutti i problemi sono alle spalle».

Nessun problema di peso?

«Niente di niente, sono cinque settimane che mi sto allenando e anche questa mattina (ieri ndr) sono stato al campo».

Le è dispiaciuto non essere stato convocato per Salerno?

«E’ stata un scelta tecnica, decisa dal mister. La accetto ma posso anche non condividerla. Lo ammetto, ci speravo e me lo aspettavo dopo quattro mesi in cui ho passato di tutto».

Sabato spera di esserci?

«Spero di guadagnarmi un posto e convincere il mister a portarmi in panchina. Quando avrò l’occasione cercherò di sfruttarla per fare il bene dell’Ascoli».

Che mesi sono stati?

«Difficili, mia moglie è stata la mia forza. Ringrazio i dottori ma ora è solo un brutto ricordo e voglio solo pensare alle cose belle».

Il presidente dice che per lei ci sarà sempre posto nell’Ascoli...

«Le sue parole mi hanno fatto veramente piacere, ma ancora non mi sento di smettere. Il pensiero di fare qualcos’altro mi fa morire dentro».

Che rapporto ha con Bellini?

«Molto bello. Ci siamo parlati mezza volta quattro anni fa e da li è nato tutto, c’è grande stima reciproca, non c’è mai stato un disguido. E anche due anni fa quando giocavo poco sapeva che a livello umano mi interessava solo il bene della squadra e questo è quello che lui apprezza di me. Il giocatore va via, l’uomo rimane».

Sarebbe disposto a fare un anno di panchina con la garanzia di avere un futuro da dirigente?

«L’anno scorso dovevo andare via. Poi l’allenatore mi ha detto di restare e giocarmi il posto con Gigliotti. Ho avuto la possibilità di dimostrare a quelle persone che erano ancora un po’ titubanti che si sbagliavano: Mengoni in serie B ci poteva stare. Gigliotti in quel periodo si è dimostrato un ragazzo eccezionale, non ha mai detto una parola sbagliata. Sarei un ipocrita adesso a mettermi di traverso perché voglio giocare a tutti i costi. Ho un ruolo importante all’interno dello spogliatoio che è quello del capitano. Un capitano vuole il bene della squadra non di sé stesso. Se per il bene della squadra devo stare in panchina per vedere gli altri che fanno bene sono contento».

Ha provato a mediare nel caso Perez, come è andata?

«Ero dispiaciuto per Perez, come lo ero stato per Giorgi e Cacia. Sono ragazzi con cui ho condiviso emozioni importanti, con Leo siamo da quattro anni insieme. So come si sta in questi casi perché l’ho vissuto sulla mia pelle a Pescara. Lui sa di aver fatto un errore, ho cercato di mettere acqua sul fuoco provando a far capire che dopo mesi passati in quel modo ci possono essere anche certi gesti. Ha sbagliato ma in quei casi gli sei vicino. Ma non è per questo che non sono stato convocato per Salerno».

Dove c’erano tre portieri ma non lei...

«Dispiace senz’altro, però non voglio essere un problema ma una risorsa per l’Ascoli. Se vinciamo sono il primo a portare la bandiera allo stadio».

Che cosa significa essere capitano dell’Ascoli?

«Un’emozione e un orgoglio. Perché rappresenti la squadra e una città intera. Spero di poter portare la fascia in campo. Ma sai che c’è? Se vinciamo tutte le partite va bene anche se la indosso solo nelle amichevoli».

Quanto è importante per i giovani avere al fianco giocatori di esperienza?

«Secondo me tanto. Un anno fa avevamo giocatori importanti come Cassata, Orsolini e Felicioli, finiti tutti in serie A. Ma avevano intorno a loro un gruppo di persone che sapeva quando coccolarli o richiamarli, quando chiuderli in una stanza o portarli a cena. Cosa che sta succedendo anche quest’anno, i ragazzi ascoltano e hanno voglia di migliorarsi. Lavorare con i giovani è un bene ma non è sempre facile. Era stato bravo Aglietti un anno fa e anche lo staff attuale sta portando avanti un lavoro importante».

Il tecnico con il quale ti sei trovato meglio nella tua carriera?

«Di Francesco a Pescara. Un altro allenatore a cui devo tanto perché se non fosse stato per lui non sarei rimasto è Aglietti. Ha creduto subito in me e grazie a quella fiducia ho giocato il mio anno più bello ad Ascoli».

Maresca ha pochi anni più di lei. Che effetto fa?

«E’ un po’ strano sì, ma devo dire che è molto molto preparato a livello tattico e ha idee di gioco innovative. Sia lui sia Fiorin sanno quello che fanno e vogliono e si vede».

Un compagno che le sta piacendo in questo momento?

«Carpani. Sta sempre zitto ma è quel ragazzo che vorresti in tutte le squadre. Ha grinta e voglia di spaccare il mondo».

L’attaccante più forte che ha avuto da avversario?

«Ho giocato contro il miglior Cacia e anche Bonazzoli. Ma ricordo particolarmente Neto Pereira. Dopo un Varese-Pescara finito 1-1 sono tornato a casa e ho preso un Aulin. Mi faceva male la testa».

A proposito di attaccanti, la vera notizia è che Favilli non si è ancora sbloccato...

«Sta aspettando il mio ritorno per fare gol (ride ndr). Credo tanto in lui, il suo valore si vedeva già un anno fa, appena arrivato. Faceva fatica a trovare spazio con Cacia, aveva voglia di emergere, cattiveria e soprattutto tanta qualità. Un anno fa gli dissi di stare tranquillo, appena si fosse sbloccato avrebbe fatto cinque gol di fila e così è stato. La società ha fatto bene a fare un investimento importante su di lui, appena segnerà andrà velocemente in doppia cifra. Mi ricorda Pavoletti. Sabato sarò in panchina e al suo gol correrà ad abbracciarmi e sarà tutto risolto».

E se non sarà convocato?

«Vorrà dire che andrò in curva e mi abbraccerà tra i tifosi».