Ascoli, 20 dicembre 2017 - Di minacce e diffamazione nei confronti dell’ex presidente dell’Ascoli calcio Roberto Benigni deve rispondere M.L., 31enne tifoso bianconero, che questi reati secondo la Procura li avrebbe commessi scrivendo frasi e commenti su Facebook. E’ uno dei tanti processi scaturiti su questo tema dalle denunce dell’ex patron, oggetto per un lungo periodo di una campagna diffamatoria e di intimidazione che ha portato grande preoccupazione in lui e nella famiglia. «Per questo alla fine mi sono convinto a sporgere denuncia» ha detto ieri Benigni al giudice Barbara Pomponi durante il processo che vede imputato M.L.

Una denuncia scaturita dopo che la figlia, Silvia Benigni, ha stampato alcuni post su pagine Facebook che contenevano frasi contro il padre. In risposta ad un post pubblicato sulla pagina Facebook di un amico, secondo il pm Gennaro Cozzolino, il 12 agosto 2013 M.L. avrebbe minacciato un male ingiusto a Benigni, amministratore unico della società Ascoli Calcio 1898, e ne avrebbe offeso l’onore e il decoro pubblicando la frase «disertiamo il Del Duca la squadra che abbiamo non è da serie C ma da Prima categoria… sveglia popolo, uccidiamo il vecchio una volta per tutte»: frase che veniva letta da altri utenti del social network.

«Credo proprio che indicandomi come «il vecchio» quella frase fosse riferita proprio a me, visto che anche in altre circostanze è successo» ha detto ieri Benigni. «E’ stata mia figlia Silvia a dirmi che sul social c’erano frasi contro di me, minacciose, addirittura di morte. Deve sapere signor giudice – ha aggiunto l’ex presidente dell’Ascoli – che in precedenza erano state messe bombe a casa ed era stata cosparsa di benzina la porta d’ingresso. Un clima che ha creato turbamento in famiglia per cui è stato necessario fare una denuncia. Io le frasi peronalmente non le ho lette, non frequento Facebook, ma se le ha lette mia figlia evidentemente erano visibili a tutti».

Benigni si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Mauro Gionni. Nell’udienza di ieri sono stati sentiti i poliziotti che hanno condotto le indagini dopo la denuncia arrivando all’identificazione di M.L. come il titolare del profilo di colui che ha scritto le frasi. «Non poteva che essere lui visto che all’interno del profilo ci sono foto riconducibili a quelle del suo cartellino di identità che abbiamo richiesto al comnune di residenza». Del post in questione i poliziotti non hanno trovato traccia, per altro non trovando collaborazione in Facebook. Nella prossima udienza verrà sentita anche Silvia Benigni.