Bari, 28 ottobre 2017 - Se pensate che l'obiettivo di questo commento sia quello di dire che il palazzo ce l'ha con l'Ascoli, che il Bari deve essere aiutato a tornare in serie A (e che il Picchio sia stato malcapitato ospite di turno), che Serra sia un arbitro che fa sempre il protagonista vi suggeriamo una semplice operazione. Cursore in alto a destra, click sulla crocetta. Chiudete questa pagina.

Perché è una certezza che l'espulsione più o meno (diremmo meno) giusta di Gigliotti abbia condizionato la partita del San Nicola. E che una decisione arbitrale può direzionare, anche se non dovrebbe, l'andamento di una gara. Tutto troppo vero, ma scontato. Ci sono alcune situazioni, di calcio, da analizzare al fischio finale della trasferta pugliese. La prima, che rispetto alle altrettanto pesanti sconfitte di Cittadella ed Empoli, questa fa molto, molto, molto meno male. Fino all'espulsione, pardon, fino all'espulsione, alla scelta di privarsi di Clemenza e all'ingresso di Brienza, era l'Ascoli di Fiorin e Maresca a meritare tutto il meglio del pomeriggio pugliese.

E' successo tutto, crediamo, in un secondo. Quando Galano non sapeva cosa fare, sullo zero a zero, perché la quasi improvvisata linea a quattro difensiva bianconera si era mossa in maniera pressoché perfetta sulla sua iniziativa dalla destra. "E 'mo, che faccio?" avrà pensato col pallone tra i piedi, tre suoi compagni irretiti in offside dal perfetto movimento dei quattro arancioni e di quelli davanti a loro, i centrocampisti del Picchio, a fare da scudo. Ha provato uno di quei tiri che il maestro Marco Giampaolo e il suo prode secondo Fabio Micarelli definivano "minimo sindacale da fuori area". Ecco, se faceste un fermo immagine di quell'istante e chiamaste un allibratore oltremanica chiedendo "Quanto mi quoti che questa palla finirà dentro?", ricevereste una risposta che quasi vi sconsiglierebbe di puntarci, tant'è alta la quota e quindi improbabile l'evento. Eppure no. Quella palla è finita in porta.

Segno che oltre agli infortuni, all'espulsione severa per un fallo troppo energico perché troppo lontano dalla porta, alla scelta di togliere gli unici due piedi fatati in campo (quelli di Clemenza), c'è anche un bello zampino del fato. Maresca è in difficoltà e - seppur con l'inferiorità numerica da gestire - toglie Clemenza, Grosso è in difficoltà e inserisce Brienza. Alla sfortuna degli eventi e delle scelte arbitrali, il mister bianconero ha preferito reagire con un tentativo di razionalità e magari essere irrazionale, giocarsela, provarci nonostante tutto e tutti dicano il contrario, avrebbe sortito (forse, è facile per noi parlare dopo il fischio finale e sapendo il risultato) un effetto diverso.

Ecco, forse è nel preciso istante in cui Maresca ha scelto di togliere Clemenza e Grosso di mettere Brienza (toh, fa pure rima...) che il fato ha scelto di vestire la maglia del Bari, oggi. O forse prima...