Ascoli, 9 dicembre 2017 - Bisogna scegliere, da subito, da che parte stare. La tentazione per tutti quelli che gravitano nel "mondo Ascoli Picchio" è, ovviamente, quella di inserire un cd del primo Marco Masini, artista apprezzabile ma veicolo di messaggi non proprio ottimisti, e iniziare a contare i giorni che separano i bianconeri dalla retrocessione.

L'infortunio di Lores Varela, quello ancor più grave di Mengoni (anche se sembrano escluse fratture), l'errore di Lanni, il baricentro basso, troppo basso, necessariamente basso, la consapevolezza che davanti non è solo dura, ma durissima, se non hai giocatori di categoria, sono tutti elementi che potrebbero tagliare le gambe a chiunque.

E proprio per questo, in questo momento, c'è un solo aspetto da sottolineare dopo una doccia gelata in un pomeriggio gelato come quello di oggi al Del Duca. Capire che Cosmi non può fare miracoli se non mettere al loro posto, in campo, i giocatori che ha a disposizione. Poi si può parlare di qualsiasi argomento: di Buzzegoli che sembra un altro giocatore da quando Maresca ha lasciato il Piceno, di Pinto che fatta eccezione per il fallo che ha poi generato il pari, non ha sbagliato un intervento come d'altronde Padella. O di Clemenza che, se impiegato vicino alla porta potrà dare qualità al gioco di una squadra che oggi di qualità ne sembra aver poca. Oppure di Perez, che ce la mette tutta, non è una bocca di fuoco, ma se è l'unica vera soluzione per il nuovo allenatore vuol dire che qualche falla negli schemi progettuali esiste.

Possiamo parlare dell'unica richiesta di Cosmi ai suoi: "far identificare il pubblico con la squadra che scende in campo". Ecco. Su questo andrebbe puntato fortemente il riflettore dell'attenzione: mettercela tutta, fino alla fine, dovrebbe bastare ad un tifoso per rendere omaggio ai giocatori della propria squadra. E così è stato, con l'ennesimo coro di sostegno ai ragazzi in campo subito dopo il fischio finale. Il problema è uno, per Cosmi e per l'Ascoli: neanche il massimo impegno, ancora una volta, è bastato.

E si vive un altro weekend leccandosi, tutti, le ferite che sembra sempre più dura e difficile cicatrizzare. Il campionato non aspetta l'Ascoli, questo è bene che chiunque scenda in campo e sia nelle stanze dei bottoni lo capisca. E in fretta.