Ascoli, 10 ottobre 2017 - Per capire bene la persona Mengoni basta un’immagine. Conferenza stampa finita nella cucina del Picchio Village, lui si alza e prepara un caffè per tutti. Con la stessa naturalezza e spontaneità con cui risponde a tutte le domande, anche quelle scomode. Perché lo ribadisce lui stesso: «Viene prima l’uomo del calciatore».

E un capitano le responsabilità se le prende. Anche se le sue parole arrivano a confermare quanto avevano scritto nei giorni scorsi e che aveva creato qualche malumore all’interno della società. Malumore a nostro avviso inspiegabile perché, come facciamo sempre, abbiamo soltanto provato a raccontare quello che era successo: un capitano non convocato dopo quattro mesi di inferno; un capitano che aveva speso una parola in più per un suo compagno; un capitano che ci era rimasto male per una convocazione che si aspettava ma che non è arrivata. Tutto vero.

Mengoni è una colonna dell’Ascoli, uno dei pochi giocatori rimasti dal primo anno dell’era Bellini. Il primo acquisto del presidente, un giocatore che ha passato di tutto: dalle panchine con Petrone e Mangia alla rinascita della scorsa stagione dove è stato spesso il migliore in campo. I problemi fisici dei mesi scorsi potevano abbattere chiunque: invece lui si è rialzato, si è rimesso al lavoro ed è tornato in una forma fisica perfetta. Una convocazione a Salerno, per quanto formale, sarebbe stato il giusto riconoscimento alla persona più che al calciatore. Con la stessa naturalezza lui però dice di voler lasciare le polemiche alle spalle, di pensare al bene dell’Ascoli come un tifoso bianconero. Perché durante l’intervista dice anche questo: «Tifo l’Ascoli, non scherzo eh». La cosa certa è che in questo Ascoli c’è bisogno anche di lui.