Ascoli, 17 aprle 2017 - E' un po' il solito discorso che ci accompagna nella vita. Quando il livello dell'acqua dentro al recipiente che state osservando è a metà, esattamente a metà, lo vedete mezzo pieno o mezzo vuoto? Stavolta, dopo l'assolato pomeriggio ad occhiali del Curi non ce la sentiamo di prendere posizione.

Partiamo da quelli che in genere si prendono una menzione alla fine. I tifosi. Più di milletrecento ascolani hanno vestito di bianconero la loro Pasquetta andando a "dare una mano" ai giocatori in campo con grinta, forza, colore, calore e compostezza. Quando il gioco si fa duro, e adesso il gioco si è fatto davvero duro, poter salire sul ring con quest'arma in più non è una cosa da poco. Per cui, tutti gli spifferi di negatività che si sono voluti associare al clima e all'ambiente, quelli gettateli alle ortiche. Perché mai nella storia recente dell'Ascoli, e parliamo di un lasso di tempo dall'era dei Diabolici, la tifoseria bianconera ha saputo essere così compatta, unita, matura, volta al risultato di arrivare alla fine della stagione con la salvezza in tasca e qualche punto ottenuto proprio grazie al supporto della gente picena. Andava detto prima di parlare di qualsivoglia argomento tecnico tattico. 
Il bicchiere è mezzo pieno perché finalmente, davvero, abbiamo avuto la sensazione che l'Ascoli è ancora una squadra di calcio. Che sa proporre, che sa avere un'identità e che, diciamocelo francamente, probabilmente non riesce a sorreggere uno schieramento che preveda due centravanti come Favilli e Cacia contemporaneamente in campo. No, quest'Ascoli non ce la fa, nonostante i due sopra siano senza dubbio tra i migliori giocatori dell'intero campionato. 
Le tante occasioni da gol avute sul prato umbro hanno confermato che sì, l'Ascoli è ancora vivo. Gioca. Sa giocare, se vuole giocare. Ha interpreti che possono spaccare il match, ha un Mengoni sempre più monumentale dietro, Bianchi che sta carburando in mezzo, Orsolini e Giorgi che possono accendere con classe la sfida e Gatto (purtroppo dimenticato recentemente in fondo alla panchina) che nonostante abbia poca qualità ha cambio di passo. Un cambio di passo che può essere letale almeno per capovolgere i fronti.

Il bicchiere è mezzo vuoto perché se lotti per un obiettivo devi anche essere lucido. Anzi, la prima cosa che devi è essere lucido. I pali, la sfortuna, quelli nell'arco di un campionato ci stanno. Ma se hai la palla buona, devi avere la lucidità per giocartela bene. Per colpirla bene. Per fare in modo che quell'occasione da pericolosa diventi velenosa al punto da stecchire un avversario che, come il Perugia, ti ha dato la possibilità di giocare fino alla fine pensando di poter vincere. A proposito, ben venagno allenatori come l'ex bomber piceno Bucchi, che nonostante resti in dieci, continua a giocarsela, puntando al bersaglio grosso.

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto poco importa. Ora la cosa che importa all'Ascoli, ad Ascoli, al Piceno, a tutto l'ambiente, è continuare ad essere così. Perché se c'è qualcuno o qualcosa che nelle ultime settimane ha potuto solo ipotizzare che il giocattolo si fosse rotto definitivamente, è bene che torni al suo posto, in silenzio. Da Perugia torna un Ascoli vivo e vegeto che ora ha una sfida con la "S" maiuscola da vincere. Tornare ad essere padrone del proprio stadio. Da subito. Con lucidità. Quella che è mancata al Curi.