Ascoli, 25 novembre 2017 - «Io non immagino un futuro senza Francesco Bellini. Ma se lui non dovesse rimanere, su una cosa non c’è dubbio: l’Ascoli continuerà a vivere». Lo dice Giuliano Tosti, l’azionista bianconero che dopo oltre un anno torna finalmente a parlare. E lo fa pesando parola per parola, frase per frase, cosciente di quanto il momento sia decisivo e delicato. Non vuole che si consumi la rottura tra l’Ascoli e Bellini, e farà di tutto per evitarla. Ma lancia anche un messaggio forte alla città: comunque vada, la storia bianconera non finirà qui.

Lo abbiamo convinto a interrompere il lungo silenzio dopo che Bellini ha annunciato e poi confermato di voler vendere l’Ascoli.

Tosti, ha sentito il presidente dopo aver letto e ascoltato le sue interviste?

«Ci siamo scambiati un po’ di mail piuttosto vivaci».

Come azionista è stato tirato in ballo. Il patron ha affermato la seguente cosa al Corriere Adriatico: ‘i soci hanno sempre detto di aver versato soldi, ma non è così’. E’ vero?

«Come socio ho onorato fino ad oggi tutte le quote di mia competenza».

Ai soci, e a lei in particolare, viene spesso contestata dagli attuali dirigenti l’eccessiva vicinanza ai tifosi. Cosa risponde?

«Io ho un’azienda con 52 dipendenti di cui 15 vanno in curva sud. Con me lavora come azienda esterna la ‘Luzi trasporti’, il cui titolare-lavoratore è uno dei leader della tifoseria. Quando l’Ascoli ha problemi, c’è qualcuno che vuole sempre far credere che io usi questi strumenti per far emergere le difficoltà dei dirigenti. E’ tutto falso. Se poi dare lavoro agli ascolani è una colpa, allora sì: sono colpevole».

Ma quale crede che sia il problema di fondo dell’Ascoli Picchio?

«A questo club manca un ingrediente importante che è la normalità. Tutte le funzioni devono essere rispettate: i dirigenti devono fare i dirigenti, la società deve fare la società. E lo stesso discorso vale per tifosi e giocatori. Ognuno ha il suo ruolo e deve rispettarlo».

E tra i tanti aspetti della gestione, cosa contesta in particolare?

«Il fatto che la società sia stata impostata con un sistema sovietico. Faccio un esempio: sembrerà assurdo, ma io quest’anno non ho conosciuto nemmeno uno dei calciatori nuovi. L’amministratore unico, che allora non era Francesco Bellini (ma Cardinaletti, ndr), ha imposto a tutti i tecnici, i giocatori e a tutto l’apparato dell’Ascoli di non avere rapporti con i soci».

Addirittura fino a questo punto?

«Sì, aggiungo un esempio: sette giorni fa ero a pranzo in un ristorante cittadino e di fronte avevo Buzzegoli. Ebbene: pur essendo io un azionista dell’Ascoli, non ci siamo salutati perché lui non sa chi sono».

Ma come lo vede il futuro dell’Ascoli dopo queste giornate convulse? Lei è pronto a farsi avanti?

«Io vedo il futuro della nostra società con Francesco Bellini ancora alla guida».

Ma ne è ancora così convinto?

«Sì, e lo dico a chiare lettere: Francesco Bellini rimane la figura più importante che potesse capitare ad Ascoli, ha tutta le capacità e gli strumenti per portare in alto il nostro club, ma soltanto se diventerà passionale e vorrà impegnarsi chiaramente per società e squadra».

E se non dovesse essere così?

«Abbiamo superato tante tempeste: l’Ascoli continuerà a vivere».

Parliamo del presente: che ne pensa di Fiorin?

«Non lo conosco, ma dalle sue dichiarazioni ho capito che ha due requisiti importanti. Anzi, fondamentali: umiltà e dedizione».

E Maresca invece?

«L’ho incontrato in un paio di occasioni: nel giorno della presentazione e durante una serata dedicata agli sponsor. Non ho mai avuto modo di conoscerlo perché, tramite Cardinaletti, ci ha fatto sapere che non voleva i soci nemmeno agli allenamenti».

Ma intanto c’è un altro passaggio fondamentale, la partita contro la Cremonese: cosa si aspetta?

«Anche se io non conosco più di metà della squadra, non ho dubbi sul fatto che il riscatto dell’Ascoli partirà proprio dall’orgoglio e dalla forza d’animo dei calciatori e dell’allenatore».

Qual è il messaggio che lancia ai tifosi?

«Loro sono la parte nobile e vera di questa gloriosa storia».