Castignano (Ascoli), 13 febbraio 2018 – “Fuori fuori i moccoli”. Così cantano i castagne sei ogni martedì grasso di Carnevale. Una manifestazione che ha radici lontane nel tempo. Ma da dove nasce questa tradizione? Cosa significa? Sicuramente il falò finale riprende l'usanza comune di accendere fuochi propiziatori e/o purificatori, così come il salti finali dei giovani sopra le fiamme che tendono a spegnersi. Ma è la "materia prima" che va a formare questo falò a rendere il Carnevale storico castignanese, unico, spettacolare, emozionante.
La giornata di festa a Castignano inizia alle 15 con la sfilata dei gruppi mascherati e dei carri allegorici. Poi alle 19 in piazza Umberto I, l’evento clou. L'illuminazione pubblica all'improvviso si spegne, e nello stesso momento si accendono centinaia prima migliaia poi, di lampioncini colorati. Lanternine a forma di rombi tridimensionali a più facce, ricavate intagliando un'estremità di una canna ancora verde, il tutto rivestito da carta velina colorata e poi magari abbellito con riccioli, filamenti, e quant'altro. All'interno una candela che una volta accesa dà luce a questo spettacolo. Inizia così' la sfilata secolare dei moccoli, per tutto il paese, prima il borgo antico, poi la parte nuova, infine ancora il centro storico. Rullanti, gran casse, piatti a battere il tempo. "Fora fora li moccule .

Insomma, chi non ha un moccolo lo tiri fuori, chi sta ancora dentro casa esca subito col moccolo. E così il corteo, una sorta di processione pagana, festosa, si ingrossa sempre più. Arriva infine in piazza San Pietro. Ci si ferma tutti in circolo, ed una sorta di litania precede la battaglia tra i moccoli .Si può quindi dare vita al falò finale, per poi danzare, correre e saltare vicino o dentro di esso. Uno spettacolo che i castignanesi sentono proprio in maniera viscerale, dai vecchi ai bambini; un'emozione che sempre più turisti arrivano non solo ad ammirare ma anche a partecipare. Una tradizione che non è facile spiegare. Ma che ritrova una sua singolare e straordinaria somiglianza qualche secolo prima. Siamo nel 1786, lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe arriva in viaggio in Italia, visita Roma e lì trova il suo storico e a quel tempo importantissimo Carnevale. Descriverà il tutto, qualche anno dopo nel suo libro "Viaggio in Italia". Ed è tra quelle righe, soprattutto nella parte che descrive l'evento di chiusura del Carnevale di Roma, simile nella descrizione proprio a quello di Castignano.