Gigi Mancini racconta la sua giornata da pendolare. "Il convoglio procedeva a passo d'uomo prima di fermarsi del tutto nella zona di Forlì. A Bologna una bagarre assoluta"
Ascoli, 2 febbraio 2012 - Quindici ore di viaggio per tornare da Milano ad Ascoli. E’ stato un vero e proprio viaggio della speranza per me e due amici (colleghi giornalisti di Radio Studio 99): siamo partiti ieri da Milano con il Regionale Veloce (alla faccia…) delle 9 e 20 per Bologna, dove poi avremmo dovuto prendere l’InterCity 615 per San Benedetto. Arrivo previsto per le 15 e 36 in Riviera, dove qualche anima pia, amico o parente, sarebbe venuto a prenderci per accompagnarci ad Ascoli.
Non è andata esattamente così e quando ieri abbiamo visto il cartello della superstrada ‘Ascoli P. – Porta Cartara’, a mezzanotte e mezzo, abbiamo festeggiato come forse non facevamo dal mitico 9 luglio 2006. Ci mancavano solo i tricolori, ma l’esultanza è stata la stessa. Eravamo partiti, infatti, domenica pomeriggio per seguire gli ultimi giorni di calciomercato all’hotel milanese Ata Executive e ieri mattina, chiuso il circo, siamo ripartiti. Facendo le cose, pensavamo noi, ‘per tempo’. Ma evidentemente pensavamo male e, soprattutto, ignoravamo ciò che ci aspettava.
Già alla partenza abbiamo ricevuto i primi segnali di qualcosa che non stava andando come doveva: il treno è partito dalla stazione centrale di Milano con un’ora di ritardo. ‘Poco male’, ci siamo detti, ‘recupererà nel tragitto’. Invece da Parma in poi le cose sono irrimediabilmente peggiorate. Intorno il paesaggio era siberiano e il nostro treno inspiegabilmente ogni 5-10 chilometri faceva soste di 10 minuti nel bel mezzo della tratta, mentre gli Eurostar lo superavano a destra e a sinistra a tutta velocità alzando nuvoloni di neve.
‘L’importante è arrivare a Bologna, poi si sbloccherà tutto’ ci ripetevamo. Invece il cuore del caos era proprio nel capoluogo emiliano. Una bagarre assoluta, con i tabelloni che indicavano solo i binari dei treni diretti a sud-ovest (Salerno, Roma ecc) e non di quelli, tutti con ritardi dai 200 ai 400 minuti, diretti sul versante adriatico. Del nostro Intercity non c’era neanche l’ombra, così, dopo 1 ora di conciliabolo nel gelo più totale, ripensando agli Eurostar che prima ci sembrava viaggiassero tranquilli abbiamo deciso di salire ‘abusivamente’ su uno splendido esemplare di Freccia Bianca diretto a Lecce. Si potrebbe dire, una specie di ‘portoghesi a metà’, visto che il biglietto ce l’avevamo ma era del più economico Intercity.
Il treno è partito quasi subito e una volta seduti credevamo ormai di avercela fatta, anche perché le discussioni tra i passeggeri a bordo facevano intendere chiaramente che erano più i passeggeri ‘non in regola’, anche senza alcun biglietto, che quelli regolari: se il controllore avesse avuto il coraggio di chiedere i biglietti si sarebbe sollevata una vera a propria sommossa. Erano le 18 circa, e un Eurostar normalmente impiega 3 ore a percorrere la tratta Bologna-San Benedetto. Così abbiamo cominciato a chiamare a casa per organizzarci il ritorno ad Ascoli. Illusi: il treno ha cominciato a procedere a passo d’uomo dopo pochi chilometri, bloccandosi del tutto nella zona di Forlì, rimanendo fermo per più di 2 ore per poi ripartire, finalmente in modo definitivo, quando ormai erano passate da un po’ le 22. Pensavamo di fare un’esperienza indimenticabile a Milano ma il destino ci aspettava sui gelidi binari della Romagna.
di Gigi Mancini