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Dolore e lacrime di Claudia Koll

"Mi ha avvicinato alla fede"

L’attrice a Quintodecimo per i funerali di don Charles

 

di Valentina Varsella

Claudia Koll con don Charles
Claudia Koll con don Charles

Ascoli, 22 febbraio 2012 - CLAUDIA KOLL ai funerali del suo padre spirituale, Charles Ndoulou, morto venerdì scorso all’età di 51 anni dopo un’infenzione al fegato. La sua conversione era già avvenuta quando ha incontrato padre Charles, sei anni fa. Ma quell’incontro avvenuto per caso, quando recitava al teatro Ventidio Basso di Ascoli, nella pièce “Prigioniero della Seconda Strada”, l’ha segnata come fosse una seconda folgorazione, che ha illuminato la nuova vita di Claudia Koll. Quella in cui aveva dismesso i panni della star in tv per avvicinarsi agli ultimi, ma soprattutto a Dio. E lei, attrice italiana di successo che all’improvviso ha sentito il bisogno di dedicarsi al volontariato e all’apostolato, testimoniando in numerosi incontri di preghiera il “giro di boa” che ha impresso alla propria esistenza, non poteva mancare al funerale di quello che è diventato, negli anni, il suo padre spirituale.
 

Nella sua parrocchia di Quintodecimo, a dare l’ultimo saluto a Charles Ndoulou, il sacerdote congolese morto venerdì scorso a soli 51 anni per una grave malattia, oltre a Claudia c’era il fratello del religioso, Felix, la sua ‘famiglia africana’, fatta di congolesi che con lui erano arrivati nel nostro Paese, l’ambasciatore del Congo in Italia, i suoi parrocchiani e una schiera di religiosi che avevano avuto la gioia di conoscerlo. L’incontro tra Claudia Koll e Don Charles, era avvenuto grazie a un’amica ascolana comune, Incoronata, racconta l’attrice, “e fin da subito ci siamo stimati a vicenda”. Tanto che gli incontri tra i due avvenivano spesso, sia a Quintodecimo che a casa di Claudia. Ad accomunarli, anche un viaggio in Congo: “Abbiamo dormito in una Chiesa protestante - racconta - senza corrente e senza acqua con cui lavarci. Cosa che facevamo al fiume, nella foresta. Ricordo che lui pensava sempre alla nostra sicurezza”.

E ANCORA, le tante visite che padre Charles faceva a Claudia a casa sua, le cene e le serate passate a mangiare e fare catechesi. Per me, confida la Koll, “prima che un amico Charles era e resterà sempre un sacerdote. Non a caso, il ricordino che gli abbiamo fatto è ‘Tu sei sacerdote per sempre’. E ancora, per me era un fratello. Un messaggero del Signore. Nel bene e nel male”. Gli occhi di Claudia si illuminano quando ricorda la “cosa bellissima” che il suo padre spirituale, che aveva il beneficio di portare i messaggi di Dio, fece per lei.
«Stavo per ripartire per un’altra missione in Africa - racconta l’attrice - ma lui mi bloccò dicendomi che non potevo andarmene. Mia madre sarebbe morta di lì a poco. E così fu. Dopo un mese da quelle parole, due anni fa, mia madre è morta».

IL MESSAGGIO più bello che padre Charles le ha lasciato, l’amore per la vita, “un pallino”, dice, “che prima o poi riusciva a trasferire a tutti”. Durante la commemorazione del sacerdote, nella stessa Chiesa dove lo scorso anno aveva festeggiato i suoi 50 anni, toccanti le parole di quanti, hanno voluto raccontare di quell’amore per la vita e della sua testimonianza di fede. Mercoledì scorso, confessa un sacerdote, era passato in Curia di fretta, «senza il suo solito sorriso e le sue battute. Mi ha detto ‘Non sto bene’. Nient’altro. Non ho avuto il tempo di realizzare. Venerdì 17 febbraio, ho saputo della sua morte».

Una morte che lascia un grande vuoto anche tra i suoi parrocchiani, ormai abituati alle sue visite quotidiane a casa, fatte di risate e di Vangelo. Uno di loro, sull’altare, in lacrime, ha ricordato di quando, vedendolo per la prima volta, lo aveva ribattezzato ‘Padre Nero’. Un appellativo per cui Don Charles “non se la prese”, ha aggiunto, “per questo ho continuato a chiamarlo così sempre”. Tra loro è nato infatti un grande legame, fatto scontato per chi si avvicinava al sacerdote: a dimostrarlo il fatto che molti, erano andati nella terra del religioso, in Africa, per aiutarlo nelle sue missioni a favore della formazione dei bimbi congolesi.

di VALENTINA MARSELLA

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