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«Io con rapinatori e spacciatori, un vero incubo che deve finire»

La lettera dal carcere di Alvaro Binni

L'esclusiva del Carlino: "Siamo in 7 a ‘vivere’ in 25 metri quadrati"

Ascoli, Binni e la lettera scritta dal carcere
Ascoli, Binni e la lettera scritta dal carcere

Ascoli, 5 giugno 2012 - Alvaro Binni: «DUE FOGLI di block notes scritti in stampatello e spediti direttamente dalla casa circondariale di Marino del Tronto al cognato Danilo. Dopo mesi di silente sofferenza Alvaro Binni torna a far sentire in prima persona la propria voce e lo fa perché è l’unico modo che ha per sfogarsi e far conoscere la propria condizione da detenuto. Nelle 39 righe scritte a penna e recapitate in esclusiva al Carlino il poliziotto accusato di omicidio, descrivendo lo stato critico della vita dietro le sbarre, esprime tutto il proprio dolore e chiede giustizia.
 

IL PRIMO PENSIERO è per gli amici che lo scorso 13 maggio hanno affidato proprio a queste colonne (vedi articolo di fianco) gli auguri per il suo quarantatreesimo compleanno: «Amici miei vorrei ringraziarvi per i vostri auguri — si legge — sinceri e speciali. Certamente è stata una giornata non da festeggiare ma da dimenticare, come, del resto, tutto il suo contorno». Alvaro Binni passa poi a descrivere le condizioni estreme in cui è costretto a vivere nel supercarcere di Marino del Tronto: «La permanenza in questo luogo è molto sofferta sia per il fattore psicologico, frequentemente messo alla prova, sia per quello fisico. Sono recluso in una cella isolata dalle altre condividendo, attualmente in sette, uno spazio di circa 25 metri quadrati e altri 5 metri quadrati che fungono da bagno e uso cucina».

Il notevole sovraffollamento delle due stanze e l’inesistenza di qualsiasi forma di intimità sono inoltre aggravati dalle presenze spiacevoli, una in particolare, con cui il poliziotto è costretto a convivere: «Tra i miei compagni di cella ci sono due rapinatori, uno spacciatore, un ricettatore, un trafficante di droga ed un violentatore sessuale. La mia sofferenza maggiore è causata proprio da quest’ultimo, in quanto gli altri, chi prima chi dopo, escono la mattina dal carcere per rientrarvi la sera mentre lui non può uscire. Questa è una persona che, probabilmente, è abituata a vivere in una porcilaia o un letamaio, costretto a violentare le donne che lo allontanano per quanto lercio. Mi auguro che questo incubo finisca il prima possibile, che si possa ritornare alla normalità - anche se sarà molto difficile - grazie anche ad amici come voi, grazie ai miei familiari, grazie a coloro che, nonostante tutto ciò che si è scritto e detto, continuano ad avere fiducia in me. Ma devo ringraziare soprattutto mia moglie, perché continua ad esserci. Grazie! Alvaro Binni».

Danilo Amici, cognato del detenuto e destinatario della lettera, è solidale con il tecnico della Questura: «Lo abbiamo sempre appoggiato e continueremo a sostenerlo in tutto e per tutto. Questo provvedimento che lo mette sullo stesso piano di certa gente e lo costringe a conviverci, è inammissibile e faremo di tutto per tirarlo fuori. E’ stato libero per un anno e mezzo, vivendo esattamente come prima. Poi l’arresto improvviso e il repentino passaggio a un regime carcerario indescrivibile, con la moglie che può vederlo per sole 6 ore al mese nemmeno fosse un mafioso. Se non ci sono prove deve uscire, punto e basta».

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