Ascoli, 30 settembre 2017 - Sono stati sospesi dalle attivtà sportive i due ragazzi delle giovanili bianconere intercettati mercoledì su uno scooter che si sospetta possa essere rubato. Uno dei due, inoltre, è stato anche espulso dal convitto dell’istituto Agrario, nel quale alloggiava. Quella che sembrava essere in un primo momento una bravata, insomma, sta diventando qualcosa di molto più complesso e delicato; anche perché di mezzo ci sono, prima che due promesse del calcio ascolano, due minorenni.

La vicenda sta comprensibilmente creando imbarazzo negli uffici di corso Vittorio Emanuele, al punto che la società dell’Ascoli Picchio ha deciso di escludere i ragazzi dagli allenamenti e dalle partite del settore giovanile in programma nei prossimi giorni, fino a quando non sarà fatta piena chiarezza sull’episodio avvenuto mercoledì. Quella mattina i giovani giocatori erano a scuola, all’istituto Agrario, nel quale uno dei due alloggia in convitto, mentre l’altro vi si reca solo per le lezioni e proprio mercoledì era giunto in motorino. Durante una pausa dall’attività di alternanza scuola-lavoro che stavano svolgendo nel perimetro dell’istituto, i due hanno preso lo scooter e hanno fatto il giro del palazzo contromano, trovandosi di fronte a due carabinieri che stavano facendo un servizio di controllo, come a volte avviene negli istututi superiori cittadini.

I militari dell’Arma li hanno visti su un motorino, entrambi senza casco, e hanno proceduto all’identificazione. Ebbene: il mezzo non aveva la carta di circolazione o altri documenti che ne attestassero la proprietà. A quel punto i giovani studenti sono stati ascoltati in caserma, dove avrebbero riferito che lo scooter non era loro ma lo avevano ricevuto da un amico a piazza San Tommaso, abituale ritrovo di molti adolescenti e giovani. Di chi è dunque, veramente, il motorino? Per quale motivo lo stavano usando i due ragazzi? Lo avevano ricevuto in prestito o lo avevano comprato? Perché i sospetti che si trattasse di un mezzo rubato ci sono eccome.

I carabinieri stanno portando avanti diverse indagini, anche attraverso l’esame dei telefonini cellulari, per cercare di capire cosa c’è dietro al motorino e se questo effettivamente proviene dal gruppetto di persone che è solito frequentare quella zona del centro storico. I due giovani calciatori, in attesa che venga fatta chiarezza sulla vicenda, sono invece stati raggiunti dai genitori, che li hanno riaccompagnati nelle loro città di origine.