Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), 20 dicembre 2017 - Prima la caldaia che non funziona, poi le infiltrazioni d’acqua dal tetto. Ieri notte, il tubo del bagno che si rompe e sveglia Luigia D’Annibale e il marito, sfollati di Arquata del Tronto. Le casette consegnate ai sindaci dei comuni colpiti dal sisma sono in particolare 687 nel Lazio (488 ad Amatrice, 199 ad Accumoli), 418 in Umbria (Cascia, Norcia e Preci), 562 nelle Marche (11 località tra le quali Arquata del Tronto) e 26 in Abruzzo. 

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Due mesi da incubo, nella vostra casetta nell’area di Borgo?
«Quello di ieri notte è solo l’ultimo dei problemi di queste Sae (soluzioni abitative d’emergenza). Siamo stanchi, sfiniti. Pensiamo di riconsegnare le chiavi e andarcene. Abbiamo aspettato tanto. E poi ci ritroviamo con questo. Casette fatte senza nessun rispetto per chi doveva andarci a vivere. E i risultati si vedono».
Quando le è stata consegnata l’abitazione?
«Il 7 ottobre. Ci vivo con mio marito, le tre figlie lavorano fuori e vengono a stare con noi il sabato e la domenica. Io lavoro al 118 ad Amatrice, mio marito invece a Castel di Lama».
E da allora, cos’è successo?
«Prima non funzionava la caldaia, mancava la corrente. Poi le tubature gelavano, la mattina non avevamo l’acqua, hanno dovuto rifare i tubi mettendoci una protezione. E ancora, i boiler sono montati all’esterno, non è la posizione più adatta considerando che la notte il termometro scende fino a otto gradi sotto lo zero. E infine, l’acqua che entrava dal tetto dove hanno messo la carta catramata che però col freddo si stacca».
E ora, il problema in bagno.
«Erano le 4 del mattino (della notte tra domenica e ieri, ndr), ho sentito un rumore di acqua. Pensavo che fosse pioggia. Mi sono poi resa conto che usciva acqua a fiotti dalla cassetta dello scarico».
Cosa ha fatto a quel punto?
«Ho sistemato come meglio potevo, poi la mattina ho chiamato un idraulico e ho pagato di tasca mia un intervento da 100 euro. Ho documentato tutto e consegnato il materiale al vicesindaco di Arquata, Michele Franchi, che lo segnalerà alla Protezione civile».
E ora, cosa farà?
«Se continua così dobbiamo andarcene, siamo costretti. Si cerca di superare ogni cosa, si prova ad andare avanti, nonostante tutto. Ma adesso, non abbiamo la forza di sopportare anche questo. Abbiamo tirato fuori l’albero di Natale da sotto le macerie, ci avevamo pure provato a ricreare una situazione normale. Non vorremmo lasciare Arquata. Ma non è possibile vivere in questo modo, c’è sempre qualcosa che non funziona».











Ha perso qualcuno con il terremoto?
«Quattro familiari ad Amatrice. Due zii. E i due nipotini, figli di mio cugino, erano gemelli. Mia madre sta in una casetta ad Amatrice, e anche lì ci sono stati tanti problemi. Ieri tubature ghiacciate e le persone, per andare in bagno, prendevano acqua dai fossi».
Quante persone vivono nella vostra area, Borgo di Arquata?
«Il nostro villaggio conta 53 famiglie. Ma molti hanno paura di parlare di questi problemi, paura di esporsi. Eppure non siamo gli unici ad aver avuto a che fare con i disagi delle casette. Per non parlare poi della mancanza di servizi. Non ci sono attività aperte, per fortuna passano gli ambulanti oppure chi può va a fare la spesa altrove con l’auto. Ma gli anziani sono lasciati a se stessi, cerchiamo di aiutarci l’uno con l’altro».