Castel di Lama (Ascoli), 22 dicembre 2017 - Una roulotte vicino alla sua casa è tutto quello che le resta dopo il terremoto. È la storia di Rovena Bace, 35enne albanese, con cittadinanza italiana e da 14 anni nel nostro Paese, madre di due bambini di 10 e 11 anni e in attesa di un terzo figlio. La palazzina dove la famiglia viveva, a Collecchio di Castel di Lama, ha riportato seri danni, tanto da essere classificata come livello ‘E’ e in attesa di demolizione.

Quella di Rovena è la vita di migliaia di persone in questo pezzo di centro Italia devastato da mesi di scosse. Il suo futuro è segnato dall’incertezza. Per questa madre la situazione è ancora più drammatica, ha avuto diritto al Cas, ma non è riuscita ad affittare una casa. «Sono senza lavoro – racconta – e presto con tre figli: nessuno ha voluto affittarmi un’abitazione. La mia è una situazione assurda, al limite. La roulotte che abbiamo a disposizione è troppo piccola per accogliere 4 persone, sto per avere un altro figlio, non c’è spazio neanche per la carrozzina e qui dentro ci piove. Ma la cosa più grave è che ho un bambino in ospedale da un mese, che ha subìto diverse operazioni. Mi chiedo: dove dovrei portarlo una volta che verrà dimesso?».

Mostra il catino sistemato sui letti a castello che si trovano all’interno della roulotte, dove dovrebbero dormire i bambini. La roulotte è parcheggiata nello spiazzo di fronte a quella che era la sua casa: «Adesso è inagibile, quindi non utilizzabile, mi hanno detto che non posso stare dentro». Mostra le crepe che il terremoto ha disegnato sulle mura verniciate di rosa. «Il Comune ha deciso di assegnarci una casa, per questo lo ringrazio, ma dobbiamo aspettare che su di essa vengano effettuati dei lavori di adeguamento. In attesa degli interventi cosa devo fare? Quanto ancora dobbiamo vivere così? Sono in apprensione per i miei bambini, non posso portarli sotto un ponte, perché me li toglierebbero. Quello di oggi (ieri, ndr) è l’ultima operazione che il mio bambino farà. Dopo? È ancora in ospedale, ma tra una decina di giorni uscirà, ho bisogno di una casa, non posso aspettare ancora e farlo andare a vivere in roulotte. E sarà gennaio. Difficile vivere così in questa precarietà col gelo fuori. Se di notte a qualcuno di loro scappa la pipì deve vestirsi, uscire dalla roulotte, percorrere diversi metri al freddo perché il bagno non funziona. A oltre un anno di distanza dal terremoto sembra che nulla sia cambiato. Non posso resistere ancora in queste condizioni: voglio una casa».