Ascoli, 17 giugno 2017 - Se ne è andato in silenzio come ha sempre vissuto, nell’ombra dei tanti presidenti che lo hanno avuto al loro fianco, ma ha voluto che per l’ultimo viaggio venisse vestito con l’abito nero della società con lo stemma storico dell’Ascoli Calcio 1898 stampato a fuoco su quel cuore che l’altra notte ha smesso di battere. Emidio Gaspari, per tutti Mimì, è stato per 45 anni l’anima della società bianconera. Costantino Rozzi lo aveva conosciuto nella sede centrale della Cassa di Risparmio in corso Mazzini quando Mimì lavorava come ragioniere. Era il 1969 e Rozzi gli chiese di entrare a far parte della nuova dirigenza del Picchio da lui capitanata. Gaspari era un grandissimo tifoso dell’Ascoli e non riuscì a dire di no. Da quel momento ha ricoperto tutti i ruoli da amministratore delegato a vice presidente, da Direttore Generale a Dirigente Accompagnatore, da Team Manager a direttore sportivo. Ha affiancato Costantino Rozzi, il fratello Elio, il notaio Nazzareno Cappelli, Roberto Benigni, il genero Guido Manocchio fino a Costantino Nicoletti ultimo presidente prima del fallimento dell’Ascoli Calcio.

Si era proposto per rimanere gratuitamente anche al servizio dell’Ascoli Picchio ma il patron Francesco Bellini non aveva individuato per lui nessun ruolo. Così gli aveva manifestato il desiderio di congedarlo con una targa ricordo per quanto fatto per i colori bianconeri. Mimì però aveva rifiutato. Non erano i riconoscimenti quello che cercava, non erano gli onori. Lui viveva per l’Ascoli per quei colori, gioiva per le vittorie e si rammaricava per le sconfitte. Era stato travolto dal ciclone Costantino come tutti quei dirigenti che piano piano sono passati a miglior vita ad iniziare dal dentista Iachino Pallotta primo vice presidente dell’era Rozzi, proseguendo con Walter Panichi, Peppe Sagripanti, Giuliano Moricone, Gino Regoli, il pasticcere Vincenzo Bruni, fino all’imprenditore Pippo Celani scomparso lo scorso anno. A febbraio Mimì aveva perso la moglie Roberta stroncata anche lei da un male incurabile e il contraccolpo psicologico è stato durissimo tanto da deprimerlo ancora di più. Gaspari che lo scorso anno si era sottoposto ad un intervento al polmone nei giorni scorsi si è riaggravato e non ce l’ha fatta a reagire anche stavolta. E così un altro pezzo di storia bianconera se ne è andato. Emidio «Mimì» Gaspari aveva 79 anni. Lascia nel dolore tre figli: Tiziana, Emy e Mattia, i nipoti e tutti i parenti che lo hanno visto soffrire negli ultimi giorni di vita. Ma la volontà finale è stata una sola: farsi seppellire con la storica divisa da dirigente dell’Ascoli Calcio. E i familiari hanno esaudito anche l’ultimo desiderio.

Un dirigente come non ne nascono più, appassionato e disinteressato, amante dei colori bianconeri, ma anche bravo a gestire situazioni difficili come la successione societaria dopo la scomparsa di Costantino Rozzi, la gestione pro tempore del fratello Elio e l’avvento del notaio Cappelli prima e di Roberto Benigni poi. Aveva il sangue bianconero nelle vene e non era importante il ruolo o la carica sociale. Per l’Ascoli si era messo anche in maniche di camicia ad innaffiare il campo del Città di Ascoli prima di far allenare la squadra quando ce ne era stato bisogno. Insomma il classico braccio destro che fa la fortuna di chi lo ha al suo fianco, e tanto è stato. La salma di Emidio Gaspari ieri è stata composta nella camera ardente Damiani mentre i funerali si svolgeranno questa mattina, sabato, alle ore 10.30 nella chiesa del Carmine. Buon viaggio Mimì.