Ascoli, 19 giugno 2017 - A quattro mesi dalla frana di via Mameli, non si è mosso nulla. I residenti sono ancora sistemati nelle varie soluzioni abitative che nel frattempo hanno trovato, ma il problema è che i lavori di messa in sicurezza della scarpata non sono iniziati.

«Non ci hanno ancora comunicato niente, nulla di nulla – dice un residente –. Per mesi abbiamo sentito soltanto parole, ma poi nel concreto non sappiamo quanto ci vorrà per tornare nelle nostre abitazioni». E nulla si sa di eventuali progetti preliminari o gare d’appalto per assegnare l’opera. Considerando che si tratterà di un intervento non da poco, la data in cui i residenti potranno fare rientro in casa è ancora avvolta nel mistero. A febbraio, poco dopo lo smottamento che fece scattare l’allarme, il Comune disse che si sarebbero voluti cinque o sei mesi, un mese e mezzo soltanto per il progetto preliminare. Ma, una volta fatto quello, i lavori sarebbero dovuti iniziare, per poi terminare a settembre o ottobre. Invece, per il momento, nessuna traccia di un cantiere, nessuna gru pronta ad entrare in azione.

L’intervento prevede la costruzione di un muraglione che possa arginare la zona soggetta a smottamenti e al tempo stesso mettere a riparo le abitazioni sottostanti. Un’opera che il Comune si era preso l’incarico di realizzare, per poi rivalersi economicamente sui proprietari dei terreni, visto che la vicenda è al centro di una querelle giudiziaria che va avanti da anni e vede coinvolti il Comune, la Provincia, e due privati. Proprio per questo, per evitare ulteriori perdite di tempo e per scongiurare che la situazione peggiorasse, l’Arengo aveva deciso, intanto, di muoversi con mezzi e fondi propri. Ma, al momento, la situazione è del tutto bloccata, nonostante siano passati più di quattro mesi. La palazzina che è stata evacuata è composta da 12 appartamenti, all’interno dei quali abitavano una quarantina di persone, che oggi vivono in alcuni bed&breakfast messi a disposizione del Comune oppure in affitto grazie al contributo che viene loro erogato (lo stesso che viene dato ai terremotati). E’ ovvio che, però, i residenti di via Mameli vorrebbero tornare quanto prima a casa loro. Ma per ora le prospettive sui tempi sono tutt’altro che incoraggianti