Ascoli Piceno, 30 settembre 2017 - Una trasferta non proprio dietro l’angolo, quella di due tifosi ascolani che sono andati in Brasile durante i mondiali del 2014 per seguire le partite della Nazionale. Ma alle enormi distanze si è aggiunta una serie di ritardi aerei, e quella che doveva essere una vacanza è diventata un’odissea. Al punto che i due hanno deciso di adire le vie legali, attraverso lo studio associato Cappelli & Cappelli, per chiedere alla Tap, acronimo di trasporti aerei portoghesi, il rimborso delle somme spese per il viaggio.

E a distanza di quasi tre anni il giudice di pace di Ascoli ha condannato la compagnia di bandiera lusitana al risarcimento di quasi 4 mila euro, di cui soltanto duemila per danni morali. Una sentenza in qualche modo storica quella emessa dal giudice Donatella Postacchini, perché una delle eccezioni sollevate dalla difesa della Tap riguardava l’eventuale incompetenza territoriale del giudice di pace ascolano; il quale ha però rigettato l’eccezione spiegando che la convenzione che regola le controversie relative al trasporto aereo "non indica anche le regole attributive della competenza, che rimane soggetta al regime proprio dello Stato in cui l’attore decide di intraprendere il giudizio". "Si tratta di una sentenza importante – dicono dallo studio Cappelli – perché col giudice di pace della propria città si risparmiano molte spese legali, che è quello che spesso scoraggia i passeggeri quando vogliono chiedere un rimborso".

Ripercorrendo la vicenda, per assistere a Italia-Uruguay in programma il 24 giugno a Natal, i due ascolani partirono il 23 da Fiumicino con un volo diretto a Lisbona, dove ne presero un altro per Fortaleza. Entrambi i voli registrarono ritardi superiori alle 3 ore, perdendo la coincidenza del volo per Natal. I due passeggeri ascolani reperirono autonomamente, con enormi difficoltà, data l’ora notturna e la lingua, all’esterno dell’aereoporto di Fortaleza un vettore privato che li potesse guidare fino a destinazione, e trasportare in piena notte a Natal in auto, per tentare di giungere in tempo il giorno successivo. Allo stadio arrivarono appena prima dell’inizio della partita, senza aver dormito nell’albergo che avevano prenotato ed esattamente ventotto ore dopo la partenza dall’aereoporto di Fiumicino. Alle difficoltà del viaggio si unì poi anche la beffa per l’eliminazione degli azzurri. Una delusione che è stata in parte ripagata, tre anni dopo, dalla sentenza che dispone il rimborso complessivo di 3.700 euro, comprensivi di parte del viaggio, del mancato alloggio nell’hotel e dei danni morali.