Ascoli, 20 novembre 2016 - La Bmw di Demetrio Di Silvestre si è fermata al Bar dello Stadio. Il gps dell’auto dell’imprenditore edile di Tortoreto, i cui resti carbonizzati sono stati trovati mercoledì mattina in cima all’Ascensione, avrebbe registrato un passaggio sulla circonvallazione di Ascoli, ma soprattutto una sosta nel bar che si trova all’altezza del semaforo nei pressi della curva nord, accanto alla tabaccheria. I carabinieri hanno acquisito le telecamere del locale in cui si presume che colui che era alla guida della Bmw sia entrato. Anche se, i titolari del bar non ricordano di aver visto un volto simile a quello dell’imprenditore. Il passaggio sarebbe avvenuto intorno alle 17.30 di martedì, giorno in cui Di Silvestre sarebbe stato ucciso e poi bruciato. Le telecamere dell’esercizio riprendono bene il parcheggio a fianco del gazebo in cui ci sono i tavolini all’aperto. Ma perché si è fermata lì la sua auto? Chi c’era a bordo? Era Di Silvestre a guidarla oppure qualcun altro?

Quello che è certo è che il gps segnala il passaggio della Bmw anche nei pressi del luogo in cui sono stati rinventuti i resti, a Morignano, in una zona completamente isolata. Ma quando sarebbe passata la vettura sulla circonvallazione, prima o dopo essere stata a Morignano? E perché chi la guidava (o chi era con lui) si è fermato nel bar, sempre ammesso che sia entrato? Interrogativi ai quali sono probabilmente in grado di ripondere gli inquirenti, che per ora, però, mantengono il massimo riserbo sulla vicenda. C’è un altro aspetto, tutt’altro che secondario, e che riguarda sempre il percorso tracciato dal Gps. Sembra infatti che il dispositivo satellitare abbia registrato una lunga sosta in una piazzola che si trova appena sotto al luogo in cui il corpo di Di Silvestre è stato bruciato, lungo la strada che collega Venagrande e Rotella. Cosa è successo in quel punto? De Silvestre era già morto oppure era con qualcuno con il quale magari ha avuto un alterco? In questo secondo caso, però, non si capisce come e perché sia arrivato fino a lì, in una zona sconosciuta perfino a molti abitanti del posto.

«Nessuno passa da quelle parti – dicono alcuni ragazzi al Bar di Venagrande –, ma soprattutto, nessuno può conoscere queste zone a parte coloro che ci vivono. Quel casolare è praticamente abbandonato. Un anno fa abbiamo provato a contattare i proprietari per organizzarci una festa di capodanno, ma poi è saltato tutto perché non c’erano luce e gas. Chi ha agito deve essere una persona che conosce la zona. Forse è qualcuno che un tempo viveva qui e poi si è trasferito, magari uno straniero. Ormai in quella strada non ci passa più nessuno, a parte qualche cacciatore. Anche chi deve andare a Rotella fa l’altro percorso, quello che attraversa Ripaberarda. Di sicuro, per fare un lavoretto del genere senza essere visti, non poteva essere scelto posto migliore». L’unica struttura che viene utilizzata e che si trova nella zona è di un boscaiolo, che ha una rimessa per la legna. E’ lui che, dopo aver visto che i propri cani erano stati richiamati da qualcosa, si è avvicinato al casolare e si è accorto della presenza di un braciere all’interno del quale c’erano ossa bruciate e macchie di sangue combusto. Ed è lui che ha lanciato l’allarme mercoledì mattina. Quando sono arrivati sul posto i carabinieri, i resti del corpo di Di Silvestre erano ancora caldi.