Ascoli, 30 agosto 2017 - Alla ripresa dell’attività giudiziaria che ad agosto subisce inevitabilmente un rallentamento, sono attesi sviluppi importanti su molte inchieste in corso. Tra queste senza dubbio quella per l’omicidio di Olindo Pinciaroli, il veterinario maceratese ucciso lo scorso maggio ad Osimo. Per la sua morte è in carcere il giovane ascolano Valerio Andreucci la cui posizione nelle ultime settimane si è aggravata. La Procura di Ancona gli aveva inizialmente contestato l’omicidio volontario, ma recentemente le ipotesi di reato sono state modificate: Andreucci è ora accusato dell’omicidio volontario di Pinciaroli aggravato dalla premeditazione e di calunnia per aver accusato un uomo abruzzese dell’omicidio, sapendolo innocente.

Il reato di calunnia non è poca cosa: prevede infatti una pena da due a sei anni di carcere. Qualora si accusa falsamente qualcuno di un reato grave come quello di un omicidio è addirittura aumentata. La reclusione diventa da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva infatti una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è addirittura da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo. Per l’omicidio la pena è da 21 anni all’ergastolo. Insomma, la situazione di Andreucci è delicatissima e anche per questo il suo legale, avvocato Massimino Luzi, ha chiesto e ottenuto che il giovane ascolano fosse sentito da chi indaga. Un interrogatorio durante il quale Andreucci ha descritto quali erano i rapporti di lavoro ed amicizia fra lui e Pinciaroli, dando spunti investigativi in un clima che è stato improntato alla collaborazione. 

Valerio ha confessato l’omicidio di Pinciaroli? Tutto sembra portare in questa direzione, ma il suo legale non conferma. «Siamo in una fase delicata dell’inchiesta. Valerio – commenta Luzi – ha fornito elementi nuovi per le indagini che riguardano anche comportamenti, abitudini e atteggiamenti della vittima. Di più non posso dire». Atteso a giorni il deposito delle perizie disposte nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Pinciaroli. Approfondimenti delicati fatti in incidente probatorio che riguardano l’arma del delitto, un coltello da cucina proveniente dalla casa ad Ancona dove viveva Andreucci, con il sangue della vittima e le impronte del ragazzo ascolano, e poi le ferite sul corpo della vittima. Il quadro contro Andreucci è particolarmente pesante: oltre al coltello insanguinato e con le sue impronte, ci sono gli sms mandati la notte prima ad alcuni amici il cui contenuto ha portato gli investigatori a contestare al ragazzo la premeditazione del delitto avvenuto il 20 maggio scorso nelle campagne di Osimo dove i movimenti dell’ascolano sono stati notati anche da un paio di testimoni.