Ascoli Piceno, 11 aprile 2017 - L'antenna Rai saliva insieme alle note del Guglielmo Tell di Rossini, ed era il simbolo stesso di inizio trasmissioni, forse sull’intero paese, al centro come in periferia. Naturalmente in bianco e nero. Anzi no. Sovente le periferie sono vivaci, e dal 1974 a San Benedetto c’era Telecavo Color, che invece trasmetteva a colori, senza Guglielmo Tell. L’idea di mettere su una televisione era stata del rappresentante di commercio Giuseppe Valeri, in seguito produttore cinematografico, e di Alberto Ciabattoni, ex giocatore di basket poi commerciante di elettronica, con un grande negozio in zona San Filippo. Come mai? È quasi ovvio: indotto della gloriosa Sambenedettese, di cui i due furono prima tifosi poi dirigenti: la tv poteva amplificare le gesta della beneamata. Riprese affidate ad Alfredo Giammarini, prime telecronache a cura di Marcello Camiscioni. L’inizio fu casa per casa, per la vendita degli abbonamenti, suggellata appunto dall’installazione del cavo che dava il nome alla tv. Tempo un paio d’anni e le trasmissioni passarono via etere, e il nome cambiò in Tvp, che stava per ‘Televisione Picena’. Giornalismo pionieristico, durissimo: Arduino Carosi copriva l’Abruzzo, una provincia al giorno, «raccogliendo immagini e notizie per una settimana», racconta egli stesso, mentre Gianni Bernardi si occupava delle Marche, «al mattino a Pesaro, a pranzo a Macerata, al pomeriggio a montare i servizi, e la sera a condurre il tg o una trasmissione da studio, con un linguaggio molto meno paludato di quello Rai. Che la gente apprezzava». In viaggio insieme a un operatore, perché da soli era impossibile: «l’attrezzatura arrivava a pesare cinquanta chili – dice Bernardi –, tra telecamera, registratore, e cassette, ognuna delle quali aveva una durata di venti minuti».

Pochi collaboratori in primo piano, quasi una folla se si considerano i vari ruoli. «C’era la fila per lavorare in televisione – conclude Bernardi –. Lo stipendio era intorno alle 500mila lire, paragonabili a 500 euro di oggi, ma per più di dieci ore al giorno, sette giorni a settimana. Avevamo un contratto da ‘operatori dell’informazione’». Il direttore era Novemi Traini. La cronaca nera era affidata a Marcello Iezzi, lo sport a Remo Croci. Si potrebbe quasi dire ‘i ruggenti anni ‘70’. Con alcuni acuti, come l’arrivo di Maurizio Costanzo, che dopo la cacciata dalla Rai per la vicenda della P2 condusse per sei mesi dalla sede Tvp di via Formentini, per sei mesi, la trasmissione ‘A lume di candela’, intervistando personaggi noti a livello locale o nazionale.

E poi il fiuto di Valeri, che arrivò a trasmettere per primo in Italia serie tv americane come ‘Charlie’s Angels’. E così la vendita di Tvp alla Rete4 di Mondadori, nel 1981, fu un affare colossale: si parlò di quattro miliardi di lire, a fronte di un investimento iniziale inferiore a un decimo di quella cifra. La redazione giornalistica venne scaricata, qualcuno tra i tecnici passò nella nuova struttura. Gli anni ruggenti erano finiti con un ruggito. E nel frattempo in città già si affacciavano nuove tv, come Teleriviera del gioielliere Umberto Ventura o Tvs-Onda sambenedettese del costruttore Pietro Guidi Massi.