Ascoli, 21 giugno 2017 - Inizierà l’8 novembre davanti al collegio del Tribunale di Ascoli il processo a carico di Ado Paolini, Gabriele Cameli e Andrea Ciabattoni, finiti sotto inchiesta per l’ammanco milionario alla Start e alla Start Plus venuto alla luce dopo gli esposti presentati, nel 2014, dall’allora presidente Alessandro Antonini. Così ha deciso ieri pomeriggio il giudice delle udienze preliminari Rita De Angelis accogliendo la richiesta del pubblico ministero Umberto Monti, titolare dell’inchiesta. I tre imputati sono accusati in concorso di peculato; Paolini deve rispondere anche di abuso d’ufficio perché non avrebbe fatto pagare le utenze delle sedi di Ascoli e San Benedetto alla società di Cameli, incaricata della vendita di abbonamenti e biglietti della municipalizzata. Il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile di Start e Start Plus, ma ha respinto quella di Alessandro Spaccasassi, ex componente del cda.

Tutti e tre gli imputati respingono le accuse, anche se ieri solo Paolini era fisicamente presente in tribunale a fianco del suo legale, l’avvocato Sergio Gabrielli. «Mi preme innanzitutto sottolineare l’importanza che per noi riveste l’esclusione dal processo di Spaccasassi per la quale ci siamo fortemente battuti – commenta l’avvocato Gabrielli – non potevamo consentire, e il giudice ci ha dato ampia ragione, che potesse accreditarsi come danneggiato. La sua revoca da amministratore riguarda altri fatti». Sulla posizione di Paolini il penalista ha aggiunto che «la sua condotta è stata volta semplicemente a far sì che sia Cameli, sia Ciabattoni potessero nel tempo restituire i soldi della vendita di biglietti e abbonamenti alla Start. Non ha occultato nulla e per altro esistono inventari dove sono riportati i debiti dei due venditori. Per la sua caratteristica, questi documenti non potevano essere prodotti in udienza preliminare; lo faremo in dibattimento quando dimostreremo l’assoluta non colpevolezza di Paolini che, mi preme sottolinearlo, non ha intascato un euro da questa vicenda, come dimostrato dagli accertamenti bancari cui è stato sottoposto».

Simili le posizioni di Cameli e Ciabattoni. «Si tratta di soggetti assolutamente ‘privati’ e non pubblici ufficiali per cui non capisco come si possa contestare loro l’accusa di peculato, che riguarda esclusivamente funzionari pubblici» aggiunge l’avvocato Mauro Gionni, legale di Cameli. «E’ vero, che mancavano somme, ma Cameli anno per anno si è impegnato a restituirle in base al piano di rientro concordato con Paolini. Gli ammanchi riguardavano ogni anno circa 100 mila euro, a fronte di 900 mila euro regolarmente versati. Al più comunque si può parlare di appropriazione indebita, ma certamente non di peculato, reato decisamente più grave». Il totale del buco alla Start fu di 977mila euro, gran parte del quale imputato all’agenzia Cameli.