Ascoli, 21 aprile 2017 - «Quest'aria non ci piace. Siamo abituati al freddo secco di montagna, non all’umidità che c’è qui». Parole di Augusta, 70 anni, terremotata di Colle di Arquata, da mesi alloggiata alla Domus di via Mare a San Benedetto, insieme al marito e a due dei loro tre figli. Persone che vivono nella totale incertezza sulla consegna delle casette, e sul futuro delle rispettive frazioni. Chi vive sulla costa accoglie come sinistre le parole del commissario per la ricostruzione Vasco Errani, il quale ha affermato nei giorni scorsi che potranno tornare «in primis i giovani».

Parole contestate ieri dal segretario Uilp Francesco Fabiani: «Se gli anziani non torneranno nelle loro case, molte realtà finiranno per morire – dice –. La loro difesa è un dovere civile così quella di ricreare ambienti di vita sostenibili anche per coloro che sono in età fragile ed avanzata. Sono infatti gli anziani il cuore di queste comunità, su di loro si fonda la vita socio economica». «Nella mia frazione Piedilama di Arquata – dice Costantino, 80 anni, dall’hotel Maestrale –, ho visto un lotto in costruzione, che si prevede di terminare per il 29 agosto. Di altri lotti la costruzione non è neppure iniziata. Prima ero all’hotel Canguro, ora qui. Sono solo, e a quelli come me avevano chiesto di condividere la stanza con altri. Abbiamo protestato. E del resto temo che resteremo in hotel ancora a lungo».

Al Maestrale c’è anche Giovanni, 59 anni, impiegato: «Per la ricostruzione abbiamo dato la priorità alle scuole. Lunedì dovrebbero partire i lavori per la fabbrica di Della Valle. Ma molti incominciano ad abituarsi alla costa. E si chiedono come saranno i borghi in futuro. Verranno ricostruiti esattamente come erano? Con quali servizi?». Lui stesso percorre adesso 25 chilometri in venti minuti per raggiungere il suo posto di lavoro a Castel di Lama. Prima da Trisungo ne percorreva 40 in almeno trentacinque minuti. «Mia moglie – dice –, lavora nel container del 118 ad Amatrice, e tutte le mattine deve attraversare cento chilometri».

L’incertezza rimbalza da un hotel all’altro. Raggiunge per esempio il Persico, dove c’è Albina, 86 anni, che viveva a Spelonga, dove non sa quando mai saranno pronte le casette. E dire che Augusta e suo marito, pochi minuti prima, avevano azzardato luglio come termine per la consegna degli alloggi proprio lì, dove contano di trasferirsi da Colle. «A Spelonga tutto è fermo, è il paese più trascurato di tutti, che nessuno va a vedere», dice Albina. Mentre Silvano, di Trisungo, pensa già al prossimo cambio di hotel: «Sono al Canguro, ma ancora solo per un mese e poi dovremo trasferirci ancora», dice. E parla della sua unica figlia, che vive in Germania, ed è appena ripartita dopo la Pasqua trascorsa con i genitori. Quanto è lontana la destinazione dei terremotati?