Ascoli, 13 aprile 2017 - Da circa una settimana il territorio del centro Italia è interessato da un aumento del numero di scosse di terremoto che hanno subito rialzato il livello d’allerta di coloro che le hanno avvertite o ne hanno avuto notizia. Da giovedì 6 aprile, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha registrato oltre sessanta scosse sopra i 2 gradi Richter: di queste, circa cinquanta si sono registrate nel maceratese, soprattutto tra le località di Fiastra e Fiordimonte, mentre poco più di dieci nell’aquilano. Ma di tutte quelle avvenute solo quindici hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 3 e, quindi, percepibili dall’uomo oltre che dai macchinari. Le più forti sono state due, entrambe di 3.6 della scala Richter registrate nel maceratese (martedì alle 16.35 e 19.04).

La domanda che molti si fanno è: stiamo assistendo ad ulteriori (e infinite) scosse di assestamento o c’è la possibilità di altre nuove e forti scosse? «I movimenti tellurici registrati – spiega il geologo Emanuele Tondi – riguardano sempre la zona già destabilizzata dai terremoti di fine ottobre 2016 e, quindi, sono da considerarsi aftershocks (scosse secondarie)». Riguardo ad un’analisi della sequenza generale aggiunge: «Si sta assistendo nel suo complesso a una sua diminuzione, ma in ogni caso piccole e temporanee riprese sono possibili» riferendosi alla serie di scosse di questi giorni.

Quindi Tondi aggiunge di essere d’accordo col pensiero del collega dell’Ingv, Alessandro Amato il quale, proprio su queste scosse, entra nel dettaglio: «Siamo in uno dei picchi di attività che ci sono sempre in queste lunghe sequenze. Dopo un certo tempo dall’inizio di una sequenza, spesso si osservano aftershocks più forti nelle zone marginali del sistema di faglie, meno nelle parti centrali. Non ci sono – prosegue – elementi particolari che fanno pensare all’attivazione di nuove faglie».

Sl futuro dice: «Nessuno è in grado oggi di dire se potrà arrivarne uno più forte, né di escludere che questo accada e, se qualcuno lo fa, diffidate. La sequenza è ancora in corso e durerà a lungo, con un andamento generale di diminuzione del numero degli eventi e oscillazioni in più e in meno. La probabilità di altri eventi forti – conclude - diminuisce ma non sarà mai zero, neanche tra 10 anni quando la sequenza sarà finita».