Ascoli, 10 settembre 2017 - In Florida per motivi di lavoro, gli ascolani Cristiano Nicolucci (44 anni, assicuratore) e Chiara Rossi (42, architetto e giornalista) vivono nella città di Weston da oltre un anno. Ad agosto 2016, per un soffio, sono riusciti a evitare il terremoto, pur vivendo a distanza, in costante contatto con i familiari, il dramma. Oggi, dall’altra parte dell’oceano, in piena ‘East Coast’ (a mezz’ora dalle palme di Miami), si preparano a vivere il passaggio di Irma, devastante uragano che dopo aver colpito Cuba si sta abbattendo sugli Stati Uniti.

Un fenomeno diverso da tutti quelli conosciuti in Italia: come va?

«Possiamo rispondere serenamente ‘bene’. Sia perché, contrariamente al sisma, l’uragano è in qualche modo annunciato e sia perché qui c’è una macchina organizzativa impressionante».

Il passaggio dell’uragano sta avvenendo in queste ore, cosa prevede il protocollo degli Usa?

«Innanzitutto impone delle misure preventive: due su tutte sono gli ‘hurricane shutters’ (le barriere di metallo alle finestre ndr) e la ‘safe room’ (una stanza senza finestre in cui concentrare viveri e documenti personali ndr). Poi è caldamente consigliato fare il pieno di carburante e ritirare, fin quando è consentito circolare, il contante. Gli operatori della Federal Emergency Management Agency (la Protezione Civile locale ndr) si occupano di verificare personalmente il rispetto del protocollo».

Avete due bimbi, Francesco di 9 anni e Federico di 8. Come vivono questi giorni?

«Naturalmente percepiscono ciò che sta accadendo anche se noi cerchiamo di non farglielo pesare. Il problema principale, infatti, è lo stillicidio dell’attesa. Dalle 16 di oggi (le 22 italiane di ieri, ndr) scatta il coprifuoco e non si può uscire. Loro restano in casa con noi: si gioca, si parla e naturalmente si guarda il meteo».

Fino a quando è prevista l’emergenza?

«Lunedì scuole e uffici resteranno chiusi, quindi presumo che in base alla situazione decideranno se prorogare lo stato di allerta o tornare alla normalità da martedì».

Come mai non avete lasciato la città?

«E’ stata una decisione presa di comune accordo con altri connazionali che vivono in zona. In questi casi, infatti, si rischia più in strada, dove gli incidenti, anche gravi, sono frequentissimi, che a casa. Tra l’altro Irma pare che non impatterà nella nostra area ma più a ovest. Ad ogni modo l’attenzione resta altissima visto che i venti dell’uragano si sviluppano per un raggio di 70 chilometri».

Cosa avete nella ‘safe room’?

«Abbiamo torce, teli, batterie di riserva, tappi per le orecchie oltre a cibo non deperibile, acqua, documenti ed effetti personali. Gli occhi sono puntati sul canale meteo, aggiornato ogni 3 ore e sulle previsioni emesse dal National Hurricane Center».

Familiari sempre in contatto?

«Sì, filo diretto con Roccafluvione (per Cristiano, ndr) e Porta Solestà (per Chiara, ndr). Li aggiorniamo costantemente e ci prepariamo a vivere questa lunga domenica».