Via i crocifissi
dalle scuole, Castelli:
"Se necessario
ne farò acquistare altri"
"Chiedere che il crocifisso resti al suo posto non significa imporre agli altri le proprie convinzioni, ma chiedere che siano rispettate espressioni di civiltà che hanno radici molto profonde"
Ascoli Piceno, 5 novembre 2009 - "No. Non intendo rimuovere il crocifisso. È un simbolo che va oltre la religione. È una testimonianza di cultura, emblema di libertà e rappresenta un valore universale". Lo afferma in un nota il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, in relazione alla pronuncia della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo che ha detto no ai crocifissi nelle scuole.
Una pronuncia che Castelli giudica "assurda", anche perchè, sostiene "il nostro Paese ha una tradizione e radici cattoliche molto profonde e il crocifisso è simbolo di un’appartenenza precisa in cui si riconosce la nostra società".
Per il sindaco di Ascoli "la sentenza di Strasburgo è dettata da una posizione laicista che nega i valori fondanti della nostra civiltà: le radici cristiane appartengono infatti alla storia e alla cultura dell’Italia e dell’Europa e nessuna sentenza può imporci delle regole comportamentali contrarie alla nostra storia e alla nostra cultura".
E aggiunge : "Chiedere che il crocifisso resti al suo posto non significa imporre agli altri le proprie convinzioni, ma chiedere che siano rispettate espressioni di civiltà che hanno radici molto profonde. E non credo proprio che un crocifisso in classe possa offendere i sentimenti di qualcuno o violare la libertà di chicchessia.
Auspico quindi - conclude Castelli - che il crocifisso rimanga negli uffici pubblici e nelle scuole, a insegnamento per le giovani generazioni dei veri valori che sono alla base della vita sociale di ogni uomo e di ogni donna e, se del caso, come ha fatto il mio collega di Verona, dovesse rendersi necessario acquistare altri crocifissi per le aule scolastiche o edifici pubblici, li acquisteremo".
Fonte Agi
