La crisi non dà tregua
Aumentano gli sfratti

La provincia picena, dove nel 2008 gli sfratti per morosità sono stati 230, si colloca al decimo posto in Italia secondo un rapporto di Solo Affitti, che ha analizzato e rielaborato i dati del Ministero dell’Interno

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Povertà e crisi economica (foto spf)
Povertà e crisi economica (foto spf)

Ascoli Piceno, 5 ottobre 2009 - Ascoli è balzata ai primi posti in Italia per il numero degli sfratti per morosità. Il dato è contenuto in un rapporto stilato su base nazionale da Solo Affitti, che ha analizzato e rielaborato i dati provvisori del Ministero dell’Interno, durante lo studio del nuovo prodotto 'Affittosicuro' che tutela proprietari e inquilini in un rapporto di locazione.

 

Al decimo posto in Italia si colloca proprio la provincia picena, dove nel 2008 gli sfratti per morosità sono stati 230. A preoccupare non è soltanto il numero assoluto, ma anche la variazione percentuale con il dato riferito al 2007. Il numero degli sfratti per morosità nel Piceno, infatti, è cresciuto del 69%. A fine 2008, nelle province di Foggia, Venezia, Brindisi, Napoli e Isernia i provvedimenti esecutivi di sfratto per morosità sono quadruplicati, triplicati e raddoppiati, registrando gli incrementi più alti in Italia. Ascoli, in questa triste sequenza, segue a ruota evidenziando una vera e propria impennata dei provvedimenti di sfratto per morosità.

 

Persino in città come Torino, Roma e Milano l’incremento degli sfratti è di gran lunga inferiore rispetto a quello rilevato ad Ascoli. Nella classifica relativa alle regioni, invece, le Marche occupano il terzo posto con un incremento del numero degli sfratti per morosità pari a quasi il 40% e prima della nostra regione figurano la Campania e la Puglia.

 

Una situazione che rischia di non mutare, purtroppo, nei prossimi mesi considerando ancora il triste andamento della crisi economica che impone alle famiglie di tirare la cinghia e di sperare che la congiuntura torni ad avere prima possibile un andamento positivo che possa permettere di riportare il lavoro e quindi gli stipendi nelle case picene. 

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