Ascoli, 20 dicembre 2016 - Dal Piceno alla Silicon Valley, le start up digitali provano a farsi largo e a diventare grandi: una bella soddisfazione per Hub21, l’incubatore d’impresa che è anche finanziatore di queste imprese giovani. A fare il punto di questo suo primo anno di gestione è stato l’amministratore delegato di Hub21, Luca Scali: «La grande scommessa è quella di mettere un progetto intorno al talento di questi ragazzi: con Hub21 siamo riusciti a tenere qui tanti giovani sfiduciati che erano in procinto di andare via per cercare fortuna altrove».

Invece oggi sono 20 le start up e una quarantina le persone che ci lavorano, tra founders e collaboratori: «E cominciamo ad avere dei dati anche sul fatturato, tanto che alcune sono arrivate anche a 300mila euro in dieci mesi». Nel Piceno c’è grande attenzione intorno a questo panorama digitale, come confermano anche i dati del Sole24Ore che l’hanno piazzato al terzo posto assoluto in Italia per l’exploit delle start up, dietro alla coppia Trieste-Trento e davanti a Milano; e a livello regionale la nostra provincia sulle start up innovative marchigiane si difende alla grande, piazzandosi al secondo posto con 71 start up (il 22% del totale) dietro ad Ancona (124 start up, pari al 38%) ma davanti a Macerata (58), Pesaro (50) e Fermo (21).

Quali settori? In primis i servizi (50 start up), poi industria e artigianato (18), commercio, agricoltura, turismo (una ciascuno). Poi Scali ha illustrato i quattro progetti di punta di Hub21, tre dei quali realizzati da ascolani: Neoscan, Minijob, Demosend (fondato da alcuni ragazzi di Jesi), Eppoi. La prima è una app che mira alla prevenzione dei tumori della pelle «che ha già scatenato l’interesse di diversi investitori»; con Minijob si vuole incrociare domanda e offerta dei cosiddetti ‘lavoretti’, soprattutto da parte di giovanissimi e persone di una certa età, e ha visto già l’adesione di molti Comuni italiani con più di 20mila abitanti: solo ad Ascoli, ad agosto, si sono registrate 100 persone e sono state svolte 72 prestazioni di lavoro; ancora, Demosend è una piattaforma di musica streaming che permette di produrre e caricare online delle demo musicali, per poi venderle su shop online come Spotify e iTunes o attraverso alcune etichette iscritte al portale; infine Eppoi, una sorta di guida del gusto che si snoda tra app, box e libro, che vuole creare dei percorsi sensoriali vendendo prodotti di eccellenza. «Dieci start up della nostra regione – ha spiegato Scali – a febbraio andranno nella Silicon Valley e noi porteremo queste». L’obiettivo del 2017? «Non allargheremo molto il nostro portafoglio, ma vogliamo sensibilizzare il tessuto produttivo locale nei confronti di questa economia digitale, che ormai non può più essere trascurata».