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La Pantofola d'oro
fa le scarpe
all'Uomo Ragno

L'azienda ascolana, specializzata nel settore calzature, festeggia i suoi 125 anni a Firenze, con Vogue. Anche il protagonista del prossimo film 'l'Uomo Ragno' indosserà scarpe del noto marchio

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tratta dai dizionari Zanichelli
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La Pantofola d'Oro
La Pantofola d'Oro

Ascoli Piceno, 11 gennaio 2011 - Questa è la storia di un calzolaio ascolano che, con il passare del tempo è arrivato a conquistare i piedi dei più importanti calciatori del secolo scorso, per poi, come se niente fosse, mettere la firma anche sulle scarpe che indosserà il prossimo protagonista del film Spiderman. Già, perché gli estimatori della Pantofola d’Oro non sono più solo sportivi, ormai questo marchio tutto ascolano è riuscito a fare breccia nel cuore tradizionalmente scettico dello dei seguaci dell’alta moda.

 

Così, non stupisce che questa sera allo Spazio Alcatraz di Firenze (ore 19), il marchio ascolano Pantofola d’Oro festeggerà i suoi primi 125 anni con un evento supportato da Vogue Italia, forse la rivista più patinata del settore. L’occasione, stando a quanto si dice nei palazzi dell’amministrazione ascolana, sarà anche buona per fare un po’ di pubblicità al territorio a prezzo ridottissimo. Al vernissage dell’Alcatraz, infatti, oltre alle calzature, non mancheranno prodotti piceni dotati del marchio Dop, dalle olive ai maccheroncini di Campofilone, passando per ciaiuscolo, pesche sciroppate della Valdaso e vini di ogni tipo: Passerina, Pecorino, Rosso Piceno superiore.

 

La storia della Pantofola d’Oro comincia nel 1886, grazie a Emidio Lazzarini, un calzolaio che decide di rivoluzionare il mondo delle scarpe sportive,ideandone modelli più morbide e funzionali rispetto allo standard dell’epoca. Obiettivo centrato, da quella geniale intuizione (partita pensando alla lotta libera) il cammino non si sarebbe più fermato, coinvolgendo poi calciatori del calibro di Sivori, Rivera, Mazzola, Amarildo, Cruijff, Bettega, Capello, Falcao, Dirceu, Roger Milla, Klinsmann, fino addirittura allo storico portiere sovietico Lev Yashin (l’unico estremo difensore ad aver vinto un Pallone d’oro).

 

Poi, dopo gli elogi sperticati (su tutti, quello dello juventino John Charles che battezzò il tutto con la storica frase "Questa non è una scarpa, questa è una pantofola. Una pantofola d’oro".), è arrivato l’ingresso del mondo dell’alta moda, grazie alla qualità semiartigiana della lavorazione (appena cinquanta operai, infatti, sono impegnati nell’azienda, tutti compresi tra Civitanova e Ascoli) e a un nome che se la batte tranquillamente con le multinazionali del settore, senza subire troppo la spietata concorrenza. "La nostra linea - ha detto Kim Williams, l’ad della Pantofola d’Oro, gallese di nascita ma da dieci anni ormai residente in Italia - è quella di non abbassare la qualità del prodotto per far aumentare i fatturati. Di fatto, comunque, siamo presenti in quaranta paesi del mondo e le nostre casse si arricchiscono ogni anno del 30-40 percento rispetto all’anno precedente. La cosa divertente e che ci fa anche un po’ incazzare è che abbiamo notato che i nostri competitor ci copiano i modelli... Questo, da un certo punto di vista, fa anche piacere".

 

Stasera a Firenze si celebrerà proprio la vittoria di questa scommessa. "Non c’è dubbio - ha commentato il presidente Massimo Ubaldi - che questa azienda ha un ‘sapore’ tutto particolare, siamo un marchio che ha un grande effetto a livello mondiale. Da parte nostra abbiamo sempre cercato di portare avanti uno sviluppo mirato, siamo cresciuti molto e abbiamo ancora grandi potenzialità. Credo che faccia impressione, e lo dico da ascolano, vedere la Pantofola d’Oro in giro per il mondo, certe cose sono difficilmente immaginabili".

 

Che siano realtà o fantascienza, a questo punto, poco importa, i dati rimangono di quelli incoraggianti, anche in periodo di crisi. Nell’ultimo anno, ad esempio, la Pantofola d’Oro ha portato a casa un fatturato di 12 milioni di euro. Niente a che vedere, forse, con i fantastiliardi delle grandi multinazionali, ma, le soddisfazioni certo non mancano. Come, appunto, l’essere riusciti a fare le scarpe addirittura all’Uomo Ragno.

Mario di Vito


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