Ascoli, 2 marzo 2017 - Il Partito democratico è riuscito in un’altra storica impresa. «Sono stato iscritto sempre ad un partito, fin dal 1975. Allora era il Pci. Quest’anno, per la prima volta in oltre 40 anni, non sottoscriverò alcuna tessera». Parole e musica di Antonio Canzian, che esprime senza mezzi termini tutta la sua delusione per come i vertici stanno gestendo il partito democratico.

Canzian aveva vinto le primarie per il sindaco, arrivando a sfiorare la vittoria su Castelli nel 2009 (perse per appena 400 voti); poi è stato eletto al consiglio regionale, diventando anche vicepresidente. Il tutto come «automomo», non legato, cioè, a nessuna corrente particolare. E forse proprio per questo gli è stata spesso fatta terra bruciata intorno, al punto da spingerlo, finita l’esperienza in regione, a tornare al suo lavoro di medico. «Non sono un professionista della politica, perciò ho fatto i miei cinque anni in maniera onesta, responsabile, credo anche con qualche buon risultato, e poi sono tornato al mio lavoro».

Ora non si iscriverà neppure al partito. «La cosa che mi stupisce è che tanti altri hanno fatto la mia stessa scelta, ma non interessa niente a nessuno, nessuno si interroga. Invece credo che queste cose dovrebbero far riflettere. Forse a molti fa comodo così». Il problema, per Canzian, è sia a livello locale che nazionale. «A livello locale e provinciale è stato un disastro: abbiamo perso Ascoli, San Benedetto, come se non ci fosse alcun responsabile. Poi manca il confronto. Nelle riunioni si parla di organigramma, di candidature: i temi sono questi. Ma come si pensa di avvicinare la gente comune? Poi è naturale che i cittadini votino i cinque stelle. A livello nazionale ci sono un conformismo e un trasformismo preoccupanti: si passa da Bersani a Renzi in una notte».
d.c.