San Benedetto, 27 dicembre 2016 - «Tutto è iniziato quando ho chiesto al vescovo di Ascoli Giovanni D’Ercole cosa potessi fare per le popolazioni colpite dal terremoto, la mia gente. La notte del 24 agosto ero qui ad Ascoli, quando quella scossa terribile ha cancellato centinaia di vite». Giovanni Allevi racconta come sia nato il concerto che ha tenuto la notte di Natale nella Domus Mater Gratiae di via Mare a San Benedetto, dove sono ospitati decine di terremotati.

È stato un concerto diverso dagli altri?

«Quando il vescovo D’Ercole mi ha proposto di suonare prima della messa e di animare poi la funzione, mi è stato chiaro che avrei vissuto uno dei Natali più intensi e significativi della mia vita, e così è stato. Prima del concerto ero un po’ intimidito dalla sofferenza del pubblico e dal senso di responsabilità che avevo in quel momento. Mi sembrava di essere alla Carnegie Hall».

Poi cosa è successo?

«È successo che dovevo essere io a dispensare un po’ di calore, e invece proprio le persone presenti, che vivono una condizione terribile, mi hanno dato un affetto, un calore e una umanità travolgenti. È stato un crescendo, concluso con l’abbraccio delle firme e delle dediche. Prima dell’inizio ho detto che proprio quel pubblico era per me il regalo di Natale più bello che potessi ricevere».

E comunque è stato un incontro organizzato in poco tempo.

«In pochi giorni. Dopo la risposta del vescovo, io stesso ho chiamato la persona che ha fornito il pianoforte. Don Paolo di Castel di Lama si è occupato del resto. Alla fine ho guardato le persone negli occhi; brillavano di una grande forza interiore».

Poi c’è stata la messa.

«Sì. Le ricorrenze talvolta possono perdere un po’ del loro significato. E invece il vescovo D’Ercole ha tenuto un’omelia che ha stupito tutti. Restando sempre vicino al cuore della gente, ha espresso concetti teologici profondi. Ha parlato del bambino che nasce e della sua famiglia che non hanno una casa, cioè la condizione dei terremotati. Una similitudine che ha messo i brividi a tutti. I momenti musicali erano affidati alla bravissima Maria Puca al pianoforte e al tenore Giovanni Vitelli. Io ho suonato l’Ave maria di Bach-Gounod durante la comunione. Ho suonato anche perché quelle persone non vengano dimenticate. Chi non vive il terremoto non può immaginare cosa significhino quello spavento e la perdita di tutto in venti secondi».