Un gesto, dopo tutto, normale per chi, come lui, interpreta come si deve il ruolo di allenatore di una squadra giovanile di calcio. Quello che ha compiuto durante una partita di campionato Patrizio Canala, mister dei Giovanissimi del Monticelli, ha, però, strappato molti complimenti perché dimostra come a certe età l'insegnamento di certi valori sportivi conti almeno quanto quello della tecnica.

Non si tratta di retorica, né del classico caso di fair play. L'episodio, accaduto sabato nella gara del torneo Giovanissimi cadetti con la Monteprandonese, lo descrive lo stesso tecnico ascolano. “Un mio terzino aveva fatto fallo ad un attaccante avversario. Poco dopo, dall'altra parte del campio, mi sono accorto che un altro mio giocatore stava litigando con il loro allenatore. Chiedendo spiegazioni, il mio atleta mi confessava di aver dato un consiglio troppo duro al suo compagno per fermare l’avversario”. Qualcosa come 'rompilo' o roba simile.  Un’espressione dura, certo, ma che, appunto per non sfociare in una semplicistica retorica, è giusto dire potesse essere frutto dell’agonismo di un'azione. Ma il mister non ci ha pensato su e, dando una lezione di sport e vita al suo giocatore, lo toglie subito dal campo lasciando a venti minuti dalla fine la squadra in dieci perché senza cambi: “Non colpevolizziamo il mio atleta - sottolinea -, è un bravissimo ragazzo e si è accorto dello sbaglio chiedendo scusa a giocatore e mister avversari. Ma la mia etica e quella della mia società impongono rispetto delle regole e dell’avversario. Soprattutto nelle scuole calcio – prosegue – prima che insegnanti di calcio si è educatori”. Qualcuno può dire che il gesto non possa aver influito sulla partita, già sul 6-0 per gli altri. Ma c’è un però che testimonia come certi principi non guardino al risultato: nello scorso campionato Allievi regionali, con il titolo in palio, mister Canala fece lo stesso gesto. “Giocavamo a Tolentino e, a 6-7 minuti dalla fine vincevamo 4-3”. Anche in quel caso parole grosse tra un suo atleta e un avversario e stesso provvedimento: allontanamento dal campo e squadra in dieci per cambi esauriti, con il rischio, stavolta, di compromettere gara e, forse, stagione. 

L'allenatore non vuole troppi complimenti, ma spera possa “essere un segnale per quei genitori che vogliono fare del loro figlio un campione. Il primo obiettivo di questo sport è divertirsi”. Educazione e rispetto che lui stesso ha ricevuto dal papà, da sempre nel calcio, che anni fa fece un gesto simile, sostituendo dopo soli otto minuti un giocatore per offese a un compagno. “La sua figura – dice – è un riferimento come padre e come educatore. Per lui il risultato veniva dopo”. Stessa umiltà riscontrata in società: “Ringrazio il Monticelli e chi, come i responsabili Iachini e Aloisi, ci trasmette questa idea di crescita dei nostri ragazzi”.
Emidio Premici