Il Link resta sotto sequestro
"Lo spaccio era fattore di richiamo"
Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza di dissequestro. Per i giudici "i gestori sono stati evidentemente guidati dall'intento di massimizzare i profitti, più che dall'interesse ad eliminare il dilagare dello spaccio''
Bologna, 11 giugno 2007 - Il Tribunale del Riesame di Bologna ha respinto l'istanza dei gestori del Link contro il provvedimento di sequestro preventivo. Per i giudici bolognesi il locale era un luogo dove si spacciavano rilevanti quantità di stupefacenti e dove i ragazzi che si sentivano male dopo l'assunzione di droga venivano trasportati all'esterno da amici e buttafuori e lasciati abbandonati sul vialetto antistante.
I gestori del locale - si legge nell'ordinanza - ''sono stati evidentemente guidati dall'intento di massimizzare i profitti, più che dall'interesse ad eliminare il dilagare dello spaccio'', che va considerato come fattore di richiamo.
Il sequestro era stato deciso una paio di settimane fa dal Gip Alberto Gamberini su richiesta del pm Valter Giovannini, titolare di una inchiesta nata dopo che il 25 aprile un ragazzo di 21 anni si era sentito male nel locale (ed era stato ricoverato in gravi condizioni) per l'assunzione di un mix di cocaina e ecstasy. La procura ha anche indagato il legale rappresentante dell'associazione che ha in gestione in convenzione dal Comune di Bologna l'ex centro sociale.
Proprio il caso del ragazzo che si è sentito male il 25 aprile viene ricordato dai giudici del riesame: ''Esanime, è stato immediatamente trasportato fuori dal locale e qui sostanzialmente abbandonato al proprio destino dai responsabili del locale stesso (un buttafuori ed una allo stato ancora ignota infermiera professionale) evidentemente più preoccupati che niente succedesse all'interno di esso (e qui soccorre rammentare l'insistenza nel sostenere che tutto si svolge nel parcheggio del locale all'oscuro dei gerenti) che delle condizioni di salute del malcapitato''. Tant'è - ricordano i giudici - che l'unica iniziativa comprovata per prestare al ragazzo soccorsi di tipo medico ospedaliero è provenuta da un'amica.
Testimoni hanno riferito ''che gli stupefacenti, delle più varie tipologie, vengono tranquillamente ceduti all'interno della discoteca da ragazzi italiani e stranieri, che custodiscono quantitativi anche rilevanti di pastiglie in buste di plastica''.
Per il Tribunale del riesame ''la gravità della situazione era ben nota, almeno dal settembre 2005, ai gestori del locale, i quali come emerge dalla descrizione fornita dagli svariati testimoni assunti, anziché attivarsi per arginare in modo efficace il preoccupante fenomeno, predisponendo adeguati sistemi di controllo e repressione (nessuno dei testi riferisce di espulsione di spacciatori dal locale) sono stati evidentemente guidati dall'intento di massimizzare i profitti, più che dall'interesse ad eliminare il dilagare dello spaccio e dello 'sballo' dentro e fuori dalla discoteca che, come ha giustamente sottolineato l'accusa, rappresentavano, invece, indubbiamente i fattori di richiamo verso il locale, funzionali ad incrementare i guadagni dell'attività".
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