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A cura di
Matteo Leonelli
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20/06/2007 17:46
IL CASO

Bimbo nato con l'Hiv
Prosciolti i genitori

La coppia non aveva comunicato di essere sieropositiva e, quindi, non era stata messo in atto il protocollo di prevenzione per il piccolo. L'accusa era di lesioni colpose

medici Bologna, 19 giugno 2007 - Erano sieropositivi ma non comunicarono di essere affetti dal virus Hiv ai medici del reparto dove venne alla luce il loro bambino. Per questo motivo non venne messo in atto il protocollo di prevenzione della trasmissione dell'Hiv e dopo cinque mesi il piccolo manifestò una tetraparesi spastica, per encefalite perinatale da citomegalovirus. Dopo la denuncia di un medico, per i due scattò la richiesta di giudizio per lesioni personali gravissime. I due, però, oggi sono stati prosciolti dal Gup.

 

L'intera vicenda si è svolta a Bologna. Il bambino è nato nel settembre 2001 e a cinque mesi venne ricoverato d'urgenza nel Reparto Lattanti Divezzi Gastroenterologia del Policlinico Sant'Orsola con il sospetto di ''malattia metabolica''. Gli esami accertarono che era affetto da Hiv. Il rischio di trasmissione materno-fetale in caso di terapia di prevenzione scende dal 19-32% a una percentuale inferiore al 2%.

Il padre, nell'interrogatorio davanti al magistrato, ha spiegato di essere sieropositivo dal 1986 e che nel 1989 cominciò la terapia con l'unico farmaco all'epoca esistente. Dopo venti giorni ebbe forti effetti collaterali e decise di smettere la terapia, anche se i medici lo informarono che senza terapia la sua prospettiva di vita non sarebbe stato superiore a quattro anni. Cambiò stile di vita, facendo sport e diventando vegetariano. Dal '93 adottò anche metodologie alternative alla medicina tradizionale. Le sue condizioni migliorarono.

 

"Non informai i medici della clinica ostetrica - ha spiegato l'uomo - perché altrimenti avrebbero prescritto farmaci antiretrovirali al piccolo, di cui conosco sulla mia pelle gli effetti collaterali''. Quando poi l'uomo seppe della malattia del figlioletto acconsentì subito alla cura della medicina tradizionale. Stesse motivazioni per la moglie, che si era sottoposa in gravidanza al test Hiv, ma non le furono consegnati per un disguido gli esiti.

Secondo la richiesta di rinvio a giudizio la malattia del piccolo fu causata da una condotta omissiva e volontaria da parte dei genitori, che avevano l'obbligo di impedire l'evento. Ma il Gup Alberto Gamberini - come aveva sostenuto anche il difensore dei coniugi - non ha ritenuto che ci sia stato dolo: ''gli imputati - ha scritto il giudice - hanno agito nel sicuro convincimento, certamente errato, ma non è questo il problema, che la trasmissione del virus non avrebbe potuto verificarsi. Il padre si era convinto del fatto che, non essendo l'Hiv un virus (non essendo ancora stato isolato), non potrebbe essere possibile la trasmissione virale da persona a persona. Il comportamento deve essere considerato colposo, perché gravemente imprudente, avendo dato credito a tesi assolutamente minoritarie della comunita' scientifica. Di questo grave errore si sono solo successivamente resi conto, accettando che ci fosse la cura con metodi tradizionali''.

 

Per il giudice, quindi, non c'è dolo e, nel caso di lesioni colpose, si tratterebbe di un reato procedibile a querela di parte e il curatore speciale del minore non l'ha presentata. Quindi il Gup ha dichiarato il non luogo a procedere.

 

CONDANNATO

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