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IL DELITTO DI VIA BATTINDARNO

Il fratello del commercialista:
"Il Dna scagiona Andrea"

Esclusiva con Stefano Rossi, fratello del commercialista accusato di aver ucciso la sua cliente Vitalina Balani. "Sul corpo della vittima non hanno trovato prove concrete"

Andrea Rossi, il commercialista accusato della morte di Vitalina Balani BOLOGNA, 12 SETTEMBRE 2007 - NON CI SONO TRACCE organiche di Andrea Rossi sulle vesti che indossava Vitalina Balani quel tragico 14 luglio del 2006 quando venne trovata senza vita nel suo appartamento di via Battindarno. L’esito della prova condotta sul materiale repertato ed esaminato esclude dunque che il commercialista 45enne, indicato dagli investigatori come l’esecutore materiale del delitto e per questo detenuto nel carcere della Dozza dal 10 gennaio scorso in attesa di un ormai prossimo rinvio a giudizio, abbia quantomeno “contaminato” con il proprio Dna il corpo della vittima sui cui abiti sono stati rinvenuti peli e capelli che appartenevano a lei ma non solo.

Che cosa significa questo?
«Negli atti della perizia — risponde il fratello Stefano Rossi a nome di tutta la famiglia — si esclude scientificamente che ci siano tracce di Andrea ma ovviamente non sono state fatte comparazioni con altri profili, in quanto l’unico indagato è lui. Però si tratta anche dell’unico accertamento tecnico-scientifico non ripetibile che si è potuto condurre e il cui esito è incontrovertibile».
Quale peso ritiene possa avere sulla vicenda che interessa suo fratello?
«Credo che potesse essere la prova schiacciante che gli inquirenti stanno cercando. Alla luce di quanto emerso viene invece ridato corpo alla nostra speranza che la verità possa venire fuori anche percorrendo altre strade».
A questo punto che cosa vi augurate che succeda?
«Lungi da me, da noi, ogni intento polemico, però cercando di mantenere un atteggiamento di massima obiettività penso di poter dire che non debba essere trascurata alcuna altra possibilità investigativa. Il nostro dubbio, avvalorato anche dalla serie di dati e dichiarazioni uscite dagli ambienti giudiziari e di polizia, è che l’interesse si sia focalizzato solo in una direzione trascurando altre piste che pure erano praticabili e forse doverosamente verificabili».
L’impalcatura indiziaria dell’accusa appare però abbastanza monolitica...
«Sì, ma è indiziaria e ha bisogno di elementi certi che l’avvalorino. Si sono cercate conferme a ipotesi precostituite e non si sta dando alcun valore all’unico dato scientificamente non più discutibile, ovvero la prova del Dna che in qualche modo lo scagiona. Però pare che in questo caso un esame sempre tanto invocato come risolutivo non rappresenti granché».
Però esiste un movente molto forte che inclina a pensare a un tentativo di mettere a tacere una creditrice scomoda...
«Il quadro di colpevolezza comprende anche elementi che possono essere facilmente smontati se solo si guardassero le cose per quelle che sono. Per esempio si parla sempre di reiterate richieste di restituzione di denaro da parte della Balani, ma nemmeno di queste vi è una sola traccia. Per non parlare della patente di contrabbandiere che abbiamo sentito affibbiare ad Andrea. Tutti l’hanno letto e tutti credono che lui abbia trafugato il famoso sarcofago egizio. Sembra anzi che fosse così ben occultato da essere stato scoperto per caso. In verità si trattava di reperti regolarmente denunciati e depositati in luoghi di cui erano a conoscenza Polizia e Guardia di Finanza. Mio fratello in persona si recò spontaneamente negli uffici del Nucleo Tutela del Patrimonio dei Carabinieri di via Castiglione per essere certo che tutto fosse in regola. Quegli oggetti erano stati battuti a un’asta pubblica francese con tanto di sigillo del Tribunale. E non mi risulta che Oltralpe siano tanto di manica larga quando si tratta di tutela del patrimonio».
Ma se è così come mai lo reclama il governo del Cairo?
«Francamente non lo so, anche perché ho saputo che quando Andrea cercò di piazzarlo al Museo Archeologico si sentì rispondere che di pezzi così ne avevano a bizzeffe e non sapevano nemmeno dove metterli. E l’interlocutore specificò di non nutrire nemmeno alcun interesse personale perché lui collezionava scatole di latta. Aneddotica a parte, bisogna decidersi: Andrea è un genio del crimine o un cretino che va in giro in pubbliche istituzioni a vendere antichità di contrabbando?»
In casa vostra il cataclisma che cosa sta provocando?
«Quello che qualunque persona di buon senso può immaginare. Credo sia inutile elencare le medicine che vengono somministrate a due anziani genitori la cui sofferenza, questo sì, viene a ogni passo trasformata in un massacro per la consapevolezza che la fine del calvario sia già scritta, che ogni mossa sia funzionale a una condanna già segnata prima ancora che si svolga il dibattimento in aula».
Ma il fascicolo delle indagini è già chiuso. E’ plausibile l’accoglimento della vostra istanza di non concentrarsi su una sola pista?
«Ci limitiamo a constatare che gli elementi raccolti sono univocamente orientati e tutto il lavoro si è svolto per trovare conferma a una tesi formulata prima ancora che ci fossero prove tali da non lasciare dubbi mentre invece piste alternative ce n’erano e ce ne sono se si ha la volontà di percorrerle come sarebbe necessario».

di Lorella Bolelli










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