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LA DENUNCIA

"Mia madre morta al Malpighi
dopo diciassette ore d'inferno

La figlia di una paziente accusa: "Una fine disumana, le hanno negato i farmaci oppiacei nonostante le prescrizioni del medico dell'Ant"

Una corsia d'ospedale BOLOGNA, 17 SETTEMBRE 2007 -  «MIA MADRE è morta dopo diciassette ore di assoluta disperazione, gridando aiuto continuamente e senza mai smettere di provare dolore. Questo nonostante io avessi fatto presente che il medico dell’Ant che l’aveva in cura da tempo le aveva prescritto una terapia anti-dolore con farmaci a base di oppiacei. Tutto inutile: in ospedale non glieli hanno voluti dare, rendendo la sua morte un incubo». Luisa Birra Lolli, 81 anni, ha smesso di soffrire alle 22 del 28 agosto scorso, in un letto del reparto di Medicina interna del Malpighi. Lo stesso reparto (il cui primario è il professor Claudio Borghi) finito più volte sulle pagine di questo giornale dopo i racconti dei familiari dei pazienti, che hanno denunciato un trattamento non degno di un ospedale e, soprattutto, l’agghiacciante particolare dei furti compiuti sulle salme dei loro congiunti deceduti. Ora alla lista si aggiunge un altro caso, quello appunto della signora Lolli.

«MIA MAMMA — racconta la figlia Lidia — ebbe le prime difficoltà respiratorie il 27 aprile scorso e, dopo il ricovero nel reparto del professor Borghi, le fu diagnosticata una neoplasia ai polmoni. Rimase al Malpighi 40 giorni, poi fu trasferita in una clinica convenzionata per altri 40, prima di tornare a casa». A quel punto fu assistita («in maniera splendida», dice la figlia) a domicilio dall’Ant (Associazione nazionale tumori), prima del nuovo ricovero. «La mamma è tornata al Malpighi il 27 agosto — continua Lidia —, su richiesta del medico dell’Ant che l’aveva in cura, il quale aveva suggerito di ricoverarla nel reparto di Pneumologia per eseguire una toracentesi. Purtroppo, invece, l’hanno messa a Medicina Interna, in una stanza con altri cinque pazienti».

IL GIORNO dopo è iniziato il calvario: «Alle 5 del mattino mia madre ha cominciato a mostrare una fortissima agitazione, accompagnata da sintomi mai avuti fino a quel momento. Aveva tremori, non riusciva a controllare la mascella, sudava ed era preda di un’ansia incontenibile. Sembrava una crisi di astinenza. Gridava continuamente, chiedendo disperatamente aiuto. L’ha fatto finché non è rimasta senza voce. Io — si sfoga la figlia — ho fatto presente più e più volte al personale medico e paramedico che mia madre assumeva farmaci e oppiacei, fra cui morfina, atti a contenere dolore e ansia, tutti regolarmente prescritti dai medici dell’Ant, Ma non è servito a nulla. Non glieli hanno mai somministrati. La dottoressa di guardia quel pomeriggio non è neppure entrata in camera per accertarsi di persona delle condizioni di mia madre».

ALLE 22 del 28, come detto, l’epilogo di questa brutta storia, con la morte per arresto cardiaco di Luisa Birra Lolli. Dulcis in fundo, la salma è stata lasciata per circa quaranta minuti nella camera, mentre altri tre pazienti erano nei loro letti e altri due aspettavano fuori, seduti sulle panche del corridoio. «Noi familiari non abbiamo potuto avere nemmeno un momento di intimità — conclude Lidia —. E’ stata un’esperienza terribile. Lo dico senza intenti polemici. Anzi, voglio dire che nel corso del precedente, lungo ricovero avvenuto nel mese di maggio nel reparto di Medicina interna, abbiamo potuto constatare che vi opera anche personale paramedico di grande qualità e preparazione. Accanto a loro, però, ci sono infermieri completamente privi di competenza e, soprattutto, di umanità. Per quanto riguarda i medicinali anti-dolore negati a mia madre, oggi più che mai credo che lo scopo precipuo dei medici che si trovino ad operare con malati terminali di tumore sia l’uso di tutti i sistemi farmacologici e non per alleviare il dolore e soprattutto il terrore della morte: questo non sembra l’approccio in uso nel reparto del professor Borghi, o almeno così pare se si considera l’esperienza disumana che mia madre ha dovuto subire prima di morire».

di GILBERTO DONDI










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