Bologna, 9 novembre 2007 - "Non prenderanno mai l'autore delle missive a firma Pcc, tanto basta infilarsi un paio di guanti e sulle buste non rimane nessuna traccia". A dirlo era, la scorsa primavera, proprio chi quelle lettere le aveva scritte e imbucate, il mitomane Gennaro Senatore, arrestato ieri da Carabinieri e Digos di Bologna.
Diceva cosi' parlando con il suo amico, il sindacalista Nicola Bagnoli, con cui aveva piu' volte sollevato l'argomento, in quei giorni, sull'allarme terrorismo. A raccontarlo e' stato proprio Bagnoli, presidente regionale dell'Alai-Cisl (l'associazione dei lavoratori atipici) che ieri e' stato interrogato dalla Polizia che gli ha sequestrato quattro pc (due dal suo ufficio e due a casa) e una stampante in cerca di materiale di Senatore. L'uomo aveva infatti, secondo quanto detto da Bagnoli, utilizzato in piu' di un'occasione i computer nella sede della Cisl. Il sindacalista, pero', e' stato perquisito come persona estranea ai fatti, non e' indagato e non c'e' al momento alcuna ragione di credere che sia coinvolto nella vicenda.
Agli agenti che l'hanno interrogato, Bagnoli ha detto di non sapere nulla delle lettere firmate Pcc ne' tantomeno dell'attentato incendiario sotto casa del portavoce del sindaco Massimo Gibelli. E' rimasto molto sorpreso e colpito della "dimensione" a cui Senatore si era spinto, ma non dei suoi racconti fantasiosi e di altre vite che lo chef 38enne si era inventato, confermandone la personalita' un po' sopra le righe.
Nei pc sequestrati nell'ufficio della Cisl e a casa di Bagnoli, gli inquirenti cercheranno di trovare, anche tra i file cancellati, la brutta copia della prima missiva firmata "Partito comunista combattente", dato che dal pc di Senatore e' saltata fuori la bozza della seconda lettera.
Domani, intanto, Senatore comparira' davanti al gip Alberto Gamberini per l'interrogatorio di garanzia e dovra' rispondere delle accuse di istigazione a delinquere continuata, apologia di reato terroristico, incendio doloso e minaccia grave e continuata. Continuano intanto a emergere curiosita' sul personaggio dello chef Senatore e di quanto scriveva nei file conservati nel suo pc.
Diplomatosi aiuto artificiere al termine del servizio militare svolto nel battaglione alpino a Mondovi' (Cuneo) nel 1989, il 38enne vantava pero' anche tutta un'altra serie di incarichi e di ruoli, tra cui pure il consolato alla citta' del Vaticano. Se aveva confidato a qualche amico di avere un'antipatia per Beatrice Draghetti, pare non avesse parlato con nessuno delle lettere Pcc. Non al suo amico sindacalista, ne' ad un altro amico poliziotto, che frequentava il suo locale.
Tra i file trovati nel pc di Senatore c'e' anche la bozza di una lettera- sempre firmata Pcc e recante anche il simbolo della stella brigatista- contenente la "condanna a morte di Francesco Critelli", il leader della Sinistra giovanile. Il testo e' a dir poco farneticante. "Il Partito comunista combattente sezione di Bologna ha riunito il Tribunale del popolo" e, dopo aver "visionato gli atti riguardanti la ricostituzione della sezione operativa Toscana e di quella ligure nonche' di quella lombarda, ufficializza la pena di morte per Francesco Critelli". Si ricorda poi la "ricomposizione delle sezione dei combattenti", l'intenzione di "smantellare lo stato italiano borghese consociativista dell'accordo catto-comunista", ma si citano anche gli "immorali accordi politici alla unica maniera di Andrea De Maria con Francesco Critelli".
La Lega AntiVivisezione chiede all'Ateneo che non siano uccisi i tre cavalli sottoposti a una sperimentazione allo stabulario della Facolta' di Medicina Veterinaria. Per la Lav la loro soppressione non è necessaria