UN INCENDIO doloso, seguito dall’esplosione di una bombola di gas, ha gravemente danneggiato la nuova ‘Casa dei ragazzi’ che sta sorgendo a Villanova di Castenaso, nel complesso ‘Il Chicco’ della cooperativa Casa Santa Chiara. La struttura, destinata a ospitare un gruppo-famiglia di ragazzi con handicap, era stata in parte finanziata anche coi 15.000 euro assegnati dalla prima edizione del Premio Biagi. Il gesto, già grave in assoluto, appare tanto più odioso se si pensa che la casa, terzo elemento di un centro tutto dedicato alle persone svantaggiate, avrebbe accolto fra poche settimane sette ragazzi fra i 18 e i 24 anni, bisognosi di assistenza. La fondatrice e presidente della ‘Casa Santa Chiara’, Aldina Balboni, appena due mesi fa aveva annunciato al ‘Carlino’ l’apertura della nuova struttura per il prossimo mese di marzo.
ADESSO, naturalmente, è tutto rimandato perché il rogo e lo scoppio hanno causato danni che il direttore del cantiere quantifica in 80-100mila euro, circa un terzo del costo complessivo. In particolare, gran parte del tetto costituito da travature in legno è stato compromesso; dovrà essere quindi scoperchiato e rifatto. E’ stato un operatore del vicino gruppo famiglia che sta nella casa colonica al civico 147 di via Tosarelli a scorgere verso le 6 del mattino il fumo che si alzava dall’area del cantiere attiguo, al quale si accede da un passo carraio autonomo, chiuso da un cancello. «Io entravo in turno alle 6.30 — racconta un’operatrice del gruppo famiglia —, sono arrivata, ho fatto il giro dietro la casa per entrare e solo allora mi sono accorta. Dalla strada, infatti, il fumo non si vedeva. Il mio collega aveva appena chiamato i vigili del fuoco. Dopo qualche minuto, giusto il tempo di arrivare in casa e salire, abbiamo sentito l’esplosione». I vigili del fuoco hanno individuato due punti di innesco distinti per le fiamme, uno all’interno della struttura, nella sala dove si trovava la bombola da 25 litri, e l’altro fuori, in corrispondenza di una pila di tavole e tubi di gomma e plastica che sarebbero stati montati per gli impianti.
L’EFFETTO del rogo è stato devastante perché l’opera era quasi completata. Oltre alle travi in legno, carbonizzate dal calore e rese inservibili, sono stati danneggiati tutti gli intonaci. Le pareti interne, e parte di quelle esterne, sono annerite dal fumo. Un muro divisorio è stato addirittura perforato dalle schegge dell’esplosione, che ha proiettato i rottami della bombola ovunque. Ora saranno le indagini dei carabinieri a cercare le responsabilità dell’accaduto. Nell’ambiente della cooperativa viene ritenuto improbabile che l’azione fosse diretta contro la Casa Santa Chiara. L’altra possibilità è che nel mirino degli attentatori ci fosse la ditta appaltatrice.
L’OPERA viene realizzata dal consorzio Co.ar.co. di Calderara di Reno attraverso le ditte associate. All’azienda che ha realizzato lo scheletro è subentrata la società Diemme Srl, che sta attualmente operando. Davide Maresca ne è il legale rappresentante e direttore di cantiere. «Io nemici non ne ho — sottolinea —. Se sospettassi di qualcuno gli manderei subito i carabinieri. Di certo si tratta di balordi e spero che si mettano una mano sul cuore e capiscano che sono andati a colpire una struttura che è al servizio del pubblico per una buona causa». I danni sono molto ingenti. «A un primo esame direi sugli 80-100mila euro, su un appalto che era di 350mila circa — spiega Maresca —. Il tetto è da rifare quasi completamente, cosi come buona parte della facciata e la verniciatura. Insomma, si sono divertiti. . Non so su chi ricadranno i costi ma per l’azienda sarebbe un brutto colpo. E meno male che non avevamo montato ancora gli infissi perché sarebbero stati tutti da buttare via». Lo scoppio, infatti, ha stracciato i teli di plastica messi alle finestre di tutta la costruzione per riparare l’interno dal maltempo.
IN REALTÀ quello di ieri non è il primo episodio di danneggiamento che avviene nel cantiere. L’estate scorsa un altro incendio, dall’origine non chiara, aveva attaccato dei materiali fuori dalla struttura. I danni in quel caso furono modesti. «Noi siamo subentrati successivamente nei lavori — aggiunge Maresca —. Per cui non è possibile che entrambi gli episodi fossero diretti contro di noi». Oltre al maggior costo, il rogo comporterà un notevole ritardo nella conclusione dell’opera. E i sette ragazzi che dovevano andare ad abitare sotto quel tetto bruciato dovranno attendere ancora.
di Enrico Barbetti