Un aumento pari al 24% solo nell'ultimo anno arrivato al tribunale ecclesiastico regionale Flaminio, che ha sede a Bologna e ha competenza anche su Ferrara, Ravenna, Forlì, Cesena, Imola, Faenza, Rimini. I motivi di nullità? l’esclusione della prole e l’indissolubilità Commenta
BOLOGNA, 29 febbraio 2008 — AUMENTANO del 24% le cause di annullamento di matrimonio depositate al tribunale ecclesiastico regionale Flaminio, che ha sede a Bologna e ha competenza anche su Ferrara, Ravenna, Forlì, Cesena, Imola, Faenza, Rimini. Nel 2007, nella cancelleria in via Dal Monte sono arrivati 159 libelli, 31 in più rispetto all’anno precedente. Di pari passo crescono anche i procedimenti pendenti: 359 contro 297. Diminuiscono, logicamente, quelli espletati: 103 (su 468 trattate) nel 2007, 127 (su 413) nel 2006.
A dettagliare lo stato di salute del tribunale, durante l’inaugurazione del nuovo anno giudiziario presieduta dall’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, è il vicario giudiziale monsignor Stefano Ottani. Pur consapevole della preoccupazione per questi dati, per il presule, «la realtà è meno drammatica perchè i numeri sono conseguenza della precedente impostazione, mentre l’attuale ritmo di lavoro imposto lascia sperare che nell’anno in corso si potranno raccogliere i primi frutti».
Per velocizzare i tempi, da quest’anno le istruttorie si svolgeranno anche a Rimini e a Ferrara. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che ha insistito l’arcivescovo. Sollecitando «una ragionevole celerità», Caffarra ha stigmatizzato come «una giustizia lenta diventi una giustizia ingiusta». A introdurre più libelli è la diocesi di Bologna (73), seguita da Rimini (22), Forlì (15), Ravenna e Cesena (13), Ferrara (10), Imola (5) e Faenza (3).
Nel rapporto tra numero di cause e popolazione cattolica in regione (2.364.843) emerge che nel 2007 ce ne è stata una ogni 14.780 cattolici (ogni 19.237 nel 2006). Un dato significativo per il Flaminio è l’alta percentuale, del 91%, delle ratifiche delle sentenze dopo un ricorso al tribunale di appello. Il 53,7% delle sentenze arriva entro un anno dalla concordanza del dubbio e un altro 26,3 entro 18 mesi; per il 2,1% delle cause occorre aspettare più di tre anni. Quanto ai motivi di nullità, vanno per la maggiore l’esclusione della prole e quella dell’indissolubilità.
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