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L'INDAGINE

Chiedevano prestiti con nomi falsi
Denunciati sei ladri di identità

La banda era capeggiata da due donne bolognesi, che avevano fatto incetta dei dati personali di centinaia di persone carpendoli dalle banche dati di aziende commerciali di cui erano state dipendenti

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Carte prepagate di utenze telefoniche sequestrate Bologna, 27 marzo 2008 - Attivavano centinaia di utenze telefoniche e ottenevano da società finanziarie prestiti personali per decine di migliaia di euro, utilizzando l'identità di altre persone completamente ignare. Per questo motivo la polizia postale e delle comunicazioni di Bologna ha denunciato sei persone con l'accusa di associazione a delinquere, sostituzione di persona, falsificazione di documenti d'identità e utilizzo illecito di codici di carte di credito.

 

Le indagini, coordinate dal pm Enrico Cieri, sono partite da una segnalazione di Unicredit Banca insospettita dalla contemporanea apertura di più conti correnti intestati a un identico nominativo. La polizia aveva già in corso indagini connesse a segnalazioni di numerosi cittadini che lamentavano l'attivazione a loro nome di servizi di telefonia mai richiesti ed è così risalita al gruppo criminale capeggiato da due donne bolognesi e composta da altri tre bolognesi e un ferrarese.

 

Le due donne avevano fatto incetta di dati di identità di centinaia di persone carpendoli dalle banche dati di aziende commerciali di cui erano state dipendenti. Sfruttando varie offerte promozionali ottenevano dai gestori di telefonia costosi e sofisticati telefonini e personal computer come benefit per l'attivazione di centinaia di schede per cellulari intestati a persone di cui era stata rubata l'identità.

 

A nome di molti altri ignari cittadini venivano poi chiesti prestiti personali per decine di migliaia di euro da finanziarie che erogano il credito al consumo; le somme erano utilizzate per acquistare a Bologna, Ferrara, Modena, Mantova e Rovigo elettrodomestici e arredi casalinghi.


Numerose le perquisizioni eseguite presso le abitazioni degli indagati che hanno consentito di rinvenire sofisticati programmi informatici per la falsificazione di buste paga, dichiarazioni dei redditi e documentazione varia utilizzata per ottenere i finanziamenti.

 

Al vertice dell'organizzazione per l'accusa c'erano S.P., 44 anni, bolognese domiciliata a Rovigo, e R.O., 42 anni, anche lei di Bologna. La prima lavora tuttora per una societa' commerciale che ha in appalto l'attivazione di servizi e contratti per conto di una compagnia telefonica, mentre in passato lo aveva fatto per un'azienda che vende elettrodomestici a domicilio. Anche la complice aveva fatto lo stesso lavoro, e in quel modo le due donne sarebbero venute in possesso delle generalita' di decine di persone, che avrebbero poi utilizzato per i loro scopi. Tra gli indagati ci sono anche il marito della quarantaduenne, F.D., 43 anni, due fratelli sui 45 anni e un ferrarese di 45 anni che attualmente si trova in carcere, dove nel frattempo è stato rinchiuso per altre vicende, e sempre per reati finanziari. 

 

Al momento del blitz, gli agenti hanno trovato diversi nominativi indicati sulla cassetta delle lettere, mentre in casa hanno rintracciato un latitante albanese, che veniva ospitato dai due fratelli. L'uomo è stato arrestato in esecuzione di un provvedimento, ma e' risultato del tutto estraneo alla vicenda.
 

 

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