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TRUFFA AL 'MARCONI'

Indagati tre poliziotti e un altro carabiniere

Sale il numero degli appartenenti alle forze dell'ordine coinvolti nell'inchiesta sulla truffa ai lavoratori dell'aeroporto di Bologna. I quattro avrebbero nascosto i reati di cui si macchiava l'ex pentito 

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Aeroporto Marconi di Bologna Bologna, 29 marzo 2008 - Sale a otto il numero degli appartenenti alle forze dell'ordine indagati nell'inchiesta sulla truffa ai lavoratori dell'aeroporto Marconi di Bologna. Fino ad oggi erano quattro i carabinieri accusati di corruzione, ora si aggiunge un altro militare del Reparto operativo, G.D.L., e tre poliziotti in servizio al Nucleo protezioni e scorte (Nop): A.R., A.M. e G.S..

 

Perquisiti ieri pomeriggio, i quattro sono tutti accusati dal pm Antonello Gustapane di omissione di rapporto continuata in concorso, per non aver denunciato i reati di cui si macchiava l'ex pentito violando gli obblighi previsti dal programma di protezione a cui era soggetto. Ma per G.D.L. l'accusa è anche corruzione: secondo la procura, infatti, in cambio della sua complicità ha ricevuto da Doro group una Mazda, usata, per cui ha pagato un prezzo stracciato.

 

Il carabiniere D.L., che è in servizio nel Reparto operativo dal '90 e si è spontaneamente presentato in Procura dieci gioni fa, era uno dei militari che frequentava abitualmente la sede del consorzio truffaldino Doro group - capeggiato dall'ex pentito e da Primo Visigalli - tanto che le segretarie del consorzio l'hanno riconosciuto.

 

La Mazda che G.D.L. avrebbe ricevuto come ricompensa per aver taciuto e tacere in futuro delle attività criminose del pentito (era interdetto dai pubblici uffici e non avrebbe potuto ricoprire cariche direttive, secondo quanto previsto dal programma di protezione) venne acquistata dal consorzio Doro group il 18 gennaio 2005 per 27.500 euro. Il militare la comprò poi da loro, l'8 settembre dello stesso anno, per 16 mila euro. Sulle modalità di pagamento sono in corso ulteriori accertamenti degli inquirenti.

 

Dei tre poliziotti indagati, A.M. e G.S. sono accusati solo di omissione di rapporto, mentre per A.R. l'accusa è anche favoreggiamento e falso ideologico. E' lui, secondo la Procura, il quarto uomo presente all'episodio di "copertura" dell'ex pentito che risale al 2005. La Finanza avrebbe dovuto sentire l'ex mafioso, sotto inchiesta per estorsione, ma A.R. (e con lui altri militari) fece pressioni su un colonnello delle Fiamme gialle perché non lo interrogasse, sostenendo che si sarebbe messo in pericolo il programma di protezione. Secondo il Tribunale del Riesame, che ha respinto il ricorso di due dei militari, si trattò di una "vera e propria copertura".

 

I poliziotti A.M. e G.S. erano in servizio fisso al Nop e facevano parte del gruppo, che si occupava dei collaboratori di giustizia in provincia di Bologna. A.R., invece, ne faceva parte solo occasionalmente ma fu presente a quell'episodio del 2005 e in quell'occasione firmò una relazione di servizio falsa (entrambi sono dunque accusati anche di falso ideologico). I tre, però, secondo lo stato attuale degli accertamenti, non avrebbero ricevuto automobili pagate da Doro group.

 

La gestione dei collaboratori di giustizia, hanno chiarito le indagini, spetta in parte al Nop (un gruppo misto, di cui possono fare parte carabinieri, poliziotti e finanzieri) e in parte a polizia o carabinieri (nel caso quelli del Reparto operativo). Al Nop spetta l'attuazione del programma di protezione a livello amministrativa, al Reparto operativo, invece, la tutela e vigilanza dei collaboratori di giustizia: devono vigilare, cioé, che contro di loro non vengano commessi reati ma anche che i collaboratori non ne commettano.

 

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