In città il Pd raggiunge il 48,54% al Senato (+ 7%). Il Pdl si attesta al 28,32%. Udc, la scelta di andare da soli penalizza il partiton di Casini. Riflessi anche per il Comune Commenta
Bologna, 15 aprile 2008 - IL VOTO utile fa volare il Pd. E sotto le Due Torri, grazie anche al boom dell’Italia dei Valori, la coalizione guidata da Walter Veltroni arriva a sfiorare il 55% al Senato (53,77%) e a superarlo alla Camera (55,48%).
Ma il successo del Pd fa franare la Sinistra arcobaleno. Nel confronto con le politiche del 2006, l’alleanza della sinistra radicale segna un -60% al Senato (rispetto alla somma dei voti dei partiti che oggi la compongono), e un -65% alla Camera. Scompare anche la galassia delle altre del centrosinistra e della sinistra. Fra le vittime più illustre dell’ex Ulivo è senz’altro il ricomposto Partito socialista, arenato allo 0,7%.
Nel centrodestra, spicca il balzo della Lega nord, una forza che nella nostra città non aveva mai brillato. Confrontati con i risultati delle politiche del 2006, il 3,77% al Senato e il 4,09% alla Camera incassati ieri dal Carroccio significano un raddoppio secco a Palazzo Madama (+100.5%) e addirittura un +121% a Montecitorio.
Cede invece qualche decimale il Popolo della libertà. Il 28,32% al Senato e il 27,07% alla Camera sono infatti leggermente inferiori alla somma dei voti raggiunti due anni fa 2006 da Forza Italia e An: 28,44% e 28,05%.
Anche a Bologna, comunque, si conferma una forte polarizzazione del voto, che tende sempre più al bipartitismo. Le due alleanze (Pd+IdV e Pdl+Lega nord) assommano insieme circa l’86% dei voti complessivi — sia al Senato sia alla Camera — avendo raccolto rispettivamente il 53,77% e il 32,1% (Senato) e il 55,48% e il 31,16% (Camera).
LA SCELTA di correre da sola non premia l’Udc. Nella città di Pier Ferdinando Casini, leader del partito, lo scudocrociato perde terreno. Il 4,01% al Senato e il 3,91% alla Camera di ieri rappresentano un pesante -29% e -32% rispetto alle politiche di due anni fa.
Facile prevedere, in tema di elezioni per il sindaco del 2009 (dove però ci sarà la lista civica a giocare un ruolo di primo piano), che il Pdl cercherà di fare pesare questo risultato nei confronti dell’Udc, a partire dalla scelta del candidato.
La neonata Destra non raccoglie forse tutti i frutti dell’atteso scontento degli elettori di An per la scelta di Gianfranco Fini di sciogliere il suo partito nel Pdl. Al Senato, il partito di Francesco Storace si ferma all’1,92%; va meglio alla Camera, dove rastrella il 2,35%. Risultati comunque non disprezzabili, avvertono i vertici del partito in città, tenuto conto che fino a tre mesi fa La Destra non esisteva nel panorama politico italiano.
IL BUON risultato del Pd bolognese (+16,2% al Senato; + 4,3% alla Camera) e il rotondo successo dei dipietristi (+77% al Senato e un clamoroso +219% alla Camera) consente di ipotizzare, alle prossime elezioni amministrative del 2009, la conferma dell’alleanza in Comuni, in Provincia e forse anche alle regionali del 2010.
Il flop del voto disgiunto e il conseguente tonfo della Sinistra arcobaleno cambia anche la geografia politica locale. E fa prevedere possibili, immediati riflessi amministrativi. A Palazzo d’Accursio — grazie all’azione demolitoria del sindaco, Sergio Cofferati — il Pd aveva già da tempo rotto la coalizione, isolando l’ala radicale (in cui ha prevalso il Dna di partito di lotta piuttosto che di governo) e riuscendo a mantenere la maggioranza con l’appoggio determinante dei due voti della Sinistra democratica. Da oggi, Prc e compagni potranno mettere sul piatto della bilancia solo un pugno di voti, contrappeso ininfluente rispetto alle oltre 100mila preferenze del Pd.
NUVOLE all’orizzonte anche in Provincia. A Palazzo Malvezzi, le prime crepe nell’ampia coalizione al governo dal 2004 (le dimissioni dell’assessore dei Verdi, Pamela Meier, in aperto scontro con il Pd) hanno anticipato di una settimana il voto. E minacciano di allargarsi a breve, visto il divario di forze in campo e l’assoluta autosufficienza raggiunta dal Pd nella nostra città.
Dall’altra parte, la Lega nord incassa, con gli interessi, i frutti di battaglie su temi caldi come sicurezza, immigrazione, rapporti con l’Islam, che pescano consensi in un elettorato trasversale. Lo conferma, per esempio, la levata di scudi contro la nuova moschea, che ha visto schierati a fianco del Carroccio non pochi elettori del centrosinistra.
di LUCA ORSI
La bionda più famosa d’America, celebre per essersi messa nei guai davanti gli occhi dei paparazzi, in questi giorni a Bologna non ha fatto proprio nulla di stravagante. Anzi la Hilton, smessi i panni di diva capricciosa, si è mostrata solare e disponibile