BOLOGNA, 16 APRILE 2008 - Uccise con otto colpi di pistola l'amico che non corrispondeva la sua passione. Per l'omicidio, che avvenne nel 2005 nella sede del dipartimento di matematica dell'università di Bologna, Domenico Bottari, il trentaquattrenne di Messina è stato condannato in primo grado a 16 anni con il rito abbreviato.
Ora la Corte d'Assise di appello di Bologna - davanti alla quale si e' aperto il processo di secondo grado - che ha accolto la richiesta dei difensori, avvocati Piero Gennari e Laura Autru Rjolo di una nuova perizia psichiatrica sull'accusato. Secondo i difensori, infatti, la prima perizia, che concludeva dicendo che Bottari era in grado di capire cosa stava facendo e di determinarsi, presentava alcune lacune. Balloni riferira' alla Corte il 21 maggio. Bottari era in cura dal '95 per una personalita' disturbata.
Malgrado questo aveva avuto il porto d'armi per uso sportivo.
Secondo l'accusa del primo grado, quello commesso da Bottari fu un omicidio premeditato, preparato psicologicamente e materialmente per un biennio, e compiuto con le aggravanti della premeditazione, dei motivi abietti e con crudelta' (le ultime due, appunto, cadute). Per l'accusa si arrivo' all'omicidio a conclusione di una progressione, cominciata il 13 settembre 2003 quando Venier scrisse una mail di esplicito e inequivoco rifiuto a Bottari, che alla facolta' di Matematica di Bologna ha conseguito un Master. La mail l'assassino l'aveva con se' anche il giorno dell'omicidio. Venier venne ucciso appena consegnato un esame scritto.
Bottari gli scarico' addosso otto colpi di pistola, tutti a bersaglio. L'assassino usci' dalla facolta', sali' su un bus, telefono' alla madre dicendo ''ho ucciso un uomo'', poi si consegno' alla Polfer. Durante l'udienza Bottari aveva parlato dicendo anche che il suo pensiero andava al dolore della famiglia della sua vittima.
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