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CALCIO & POLITICA

Marazzina: "Ho votato Lega. E vinco"
Il Dall'Ara non è più 'rosso Bologna'

Il fuoriclasse scende in campo e si targa politicamente: "Ho votato per il Carroccio, ha saputo interpretare l'umore della gente". La maggioranza dei calciatori, anche nel Bologna, vota centrodestra: non Lega, ma Berlusconi

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Marazzina Bologna, 17 aprile 2008 - Vuoi essere il campione di tutti? Evita di schierarti politicamente. E’ nel rispetto di questa semplice , opportunistica regoletta che campa la maggior parte dei calciatori. Massimo Marazzina fa eccezione: si è dichiarato politicamente, ma lo ha fatto dopo aver segnato 20 gol (senza rigori nè punizioni) ed essere diventato il giocatore simbolo del Bologna che risorge. 'Io voto Lega', ha detto. E la faccenda ha attraversato tutto il Dall’Ara senza creare turbativa.

 

Una volta, quando la politica era ideologia, una dichiarazione di voto così, a Bologna, avrebbe segnato la fine dell’idillio fra giocatore e tifoserie. Una volta, ma neppure tanti anni fa. Una decina: c’era Ulivieri, tecnico apertamente di sinistra, che faceva baruffa con Baggio. Chi in curva predicava l’ideologia opposta adottò subito il campione e tutti gli altri, anche se il divin Roberto aveva più ragione che torto, a Renzaccio gliela perdonavano. Forse perché aveva il coraggio di far mangiare, a casa sua, un liberal come Gazzoni sotto il busto di Lenin.

 

Adesso la curva Andrea Costa non è più colorata di rosso. O se ancora fosse quello il colore predominante, non lo dà a vedere. Adesso non si mescola il sacro, che ovviamente è il pallone, con il profano, che è questa politica da super offerta al centro commerciale. A Bologna non si gioca sotto i simboli di nessun estremismo. E, va detto, si sta meglio che altrove, dove un gol è una festa contro l’immigrato oppure contro Berlusconi.

 

E’ in questo clima di 'vota pure per chi ti pare, basta che si torni in serie A', che la Marazza con un dribbling si è smarcato da Carlo Caliceti, addetto alla stampa e allo spegnimento dei focolai di discussione, e ha fatto l’outing politico. "Viva il Carroccio", ha detto lui che non è Alberto e neppure di Giussano. E’ Massimo, detto il Conte Max, comunque nato a Lodi e per sei anni attore protagonista a Verona, sponda Chievo. Zone di Lega forte.

 

Il miglio verde Marazzina lo ha percorso avanti e indietro per mille volte. Gli dev’essere anche piaciuto ascoltare le chiacchiere dei leghisti. Su una cosa gli operai incavolati e i calciatori possono pensarla allo stesso modo: gli immigrati portano via il lavoro. Certo: se uno come Marazzina si mette a pensare che da annni un riccone come Moratti foraggia cento stranieri e un solo italiano (Materazzi) gli viene una crisi di nervi. Torniamo al Conte in rossoblù.

 

Deto fatto: "Sì, alla fine ho votato per la Lega e sono contento che anche a Bologna abbia raddoppiato i suoi voti". Lui, intanto, ha raddoppiato i gol che di media segna in una stagione. C’è sintonia fra il senatur del balun e il partito del Senatur. La maggioranza dei calciatori, anche nel Bologna, vota centrodestra. Non Lega, ma Berlusconi. Prima, quando Fini aveva il suo simbolo, se li spartivano e li riunivano nella Casa delle libertà, adesso sono subito insieme.

 

Quest’anno non è unito solo lo spogliatoio; lo è stata anche la cabina. Meglio: gabina, per non spiazzare i leghisti. Vedi come nascono i successi. Dicono a Casteldebole che faccia eccezione Bombardini che, lasciando i compagni la scorsa settimana, avrebbe detto "mi raccomando ragazzi, votate bene" e che si sarebbe preso una ventina di "vaffa te e Veltroni". E’ il momento della Marazza. Può vincere il campionato, può vincere la classifica dei cannonieri e ha già vinto le elezioni. Dopo la festa per aver battuto perfino i comunisti in casa loro, la riflessione del Conte Max: "Il successo si spiega perché la Lega, meglio di altri, ha saputo interpretare lo stato d’animo della gente". E dei bomber.

Stefano Biondi

 

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