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INCHIESTA DELLA PROCURA

Bimbo nasce morto
Genitori accusano il Sant'Orsola

La donna, paziente a rischio, era quasi alla fine del nono mese. Il padre del piccolo: "Troppi ritardi". Il policlinico: "Abbiamo agito correttamente" Commenta
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medici UNA GRAVIDANZA a rischio finita male. La denuncia dei genitori che accusano il Sant’Orsola di aver sottovalutato i dolori di cui parlava la mamma, trattando poi il caso con colpevole ritardo. L’ospedale che si difende, esami alla mano, spiegando di aver agito in modo assolutamente corretto. Il pm di turno Valter Giovannini che apre un’inchiesta per far luce sull’accaduto. Sono gli ingredienti di questa tragedia, accaduta nella notte tra venerdì e sabato, che ha gettato nella disperazione marito e moglie, entrambi 31 anni, residenti in città dove vivono con il loro primo figlio, di quasi tre anni. Un dramma terminato con l’immancabile strascico giudiziario. Anche se, è bene sottolinearlo, mai come in questo caso serve molta prudenza prima di puntare il dito contro il Sant’Orsola. 

IL MARITO, operaio, ha sporto denuncia sabato pomeriggio presentandosi dai carabinieri. Questa la sua ricostruzione: la moglie (che già nel 2004 termina una gravidanza con un aborto spontaneo per insufficienza placentale nel 2004) giovedì accusa dolori all’addome. I medici però la tranquillizzano. Venerdì arrivano mancamenti e non sente più muoversi il feto. Peraltro anche questa gravidanza, giunta alla 36esima settimana, è a rischio. Il marito chiama l’ambulanza, che si reca sul posto e, fatta salire la donna (da sola, non in barella), la porta in ospedale senza azionare le sirene. Il codice di identificazione dell’intervento, in effetti, è «verde», si usa quando la situazione non desta preoccupazione. Comunque, in 15 minuti sono al Sant’Orsola. Qui, sempre secondo l’uomo, si perde «un tempo eccessivo all’accettazione», nonostante lui faccia ripetutamente presente la difficile situazione clinica della moglie. La donna viene portata in reparto, nell’Unità operativa fisio-patologica prenatale, alle 22,45, poi all’una di notte si verifica una emorragia e i medici praticano il taglio cesareo alla paziente, per estrarre il feto che purtroppo è già morto. Il papà, sconvolto, dà in escandescenze.

FIN qui i genitori, ma il professor Nicola Rizzo, direttore dell’Unità operativa, e il dottor Andrea Neri, della Direzione gennerale del Policlinico, raccontano un’altra storia. «La paziente aveva una gravidanza a rischio — dice Rizzo —, essendo in cura con farmaci anticoagulanti per precedenti problemi trombo-embolici. Per questo era seguita con particolare att enzione, con ripetuti controlli. L’ultimo era stato mercoledì 16 aprile: tutto regolare. Il decorso era stato senza problemi ed era già programmato il ricovero lunedì 21 (oggi per chi legge; ndr) per poi effettuare il taglio cesareo. Invece venerdì scorso la paziente è arrivata al pronto soccorso. Erano le 21,30 e, registrate le generalità, è stata subito portata in sala parto, dove è stata fatta l’ecografia». L’esito è stato raggelante. «Il battito non c’era più — aggiunge Neri —, il feto era morto. Alle 22 abbiamo comunicato il risultato alla madre e al padre. A quel punto, ci siamo preoccupati della salute della paziente. In casi come il suo, si preferisce aspettare l’espulsione naturale, per questo è stata portata in reparto. Ma dopo qualche ora ha avuto un’emorragia, con distacco della placenta, per cui siamo dovuti intervenire d’urgenza. Abbiamo salvato la madre, ora sta bene». Il pm Giovannini, come atto dovuto, ha aperto un fascicolo contro ignoti per interruzione colposa di gravidanza.

di GILBERTO DONDI

 

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